A fare chiarezza è la professoressa Stefania Guida, docente di dermatologia all'Università Vita-Salute San Raffaele e membro del direttivo SIDeMaST, la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse.
Non tutti i laser sono uguali
Il primo punto da chiarire è che parlare genericamente di "fare il laser" non ha molto senso. Esistono tecnologie diverse, con indicazioni differenti, e non tutti i trattamenti sono adatti a ogni tipo di pelle. Quello che funziona per una discromia può essere controproducente su una cicatrice cheloide, e viceversa. Per questo, sottolinea la professoressa Guida, si tratta a tutti gli effetti di atti medici, non di procedure standard.
Un trattamento improprio può causare effetti indesiderati tutt'altro che trascurabili: dalle iperpigmentazioni post-infiammatorie fino a vere e proprie cicatrici, o alla ricomparsa della lesione trattata quando il problema non è stato inquadrato correttamente prima di intervenire.
Perché la diagnosi viene prima di tutto
Quella macchia sul viso potrebbe sembrare una semplice lentigo solare, ma avere un'origine completamente diversa. Quella piccola escrescenza che si vorrebbe togliere potrebbe richiedere un approfondimento diagnostico prima di qualsiasi intervento. La valutazione dermatologica si basa su un approccio clinico e dermoscopico e, nei casi più complessi, può avvalersi di tecniche avanzate come la microscopia laser confocale o la tomografia a coerenza ottica: strumenti che permettono di osservare la pelle in profondità senza bisturi, distinguendo le condizioni benigne da quelle che meritano ulteriori accertamenti.
Un corretto inquadramento diagnostico, insomma, non è un optional ma il punto di partenza obbligato per qualsiasi percorso terapeutico sicuro.
Come si misurano i risultati
Insieme ai laser sono evoluti anche gli strumenti per documentare e monitorare i risultati nel tempo. Oggi il dermatologo può contare su fotografia digitale standardizzata, imaging tridimensionale e analisi multispettrale della pelle. Non si tratta solo di fare il "prima e dopo": queste tecnologie aiutano a selezionare meglio i pazienti idonei, a seguire l'evoluzione clinica durante il percorso terapeutico e a calibrare progressivamente i protocolli di trattamento.
Il vero fattore di rischio? Non è la tecnologia
Le complicanze, quando luci e laser medicali vengono usati correttamente, sono rare e gestibili. Il vero problema, avverte la professoressa Guida, è l'utilizzo da parte di personale non adeguatamente formato. I passaggi fondamentali di ogni trattamento includono la diagnosi preliminare, la comprensione delle aspettative del paziente, la scelta della tecnologia giusta, la personalizzazione dei parametri, la gestione delle terapie pre e post intervento e il follow-up.
Per questo la SIDeMaST si impegna a promuovere la formazione specifica dei dermatologi nell'ambito della diagnosi pre-trattamento e della gestione delle terapie con luci e laser. Perché l'innovazione tecnologica, per quanto straordinaria, funziona solo nelle mani giuste.



