Todaysalute.it – Negli ultimi anni, il kombucha – una bevanda fermentata a base di tè e zucchero – è diventato popolare per i suoi presunti benefici sulla salute, dalla digestione all’energia. Ma cosa dice davvero la scienza?
Uno studio pubblicato a maggio 2025 sulla rivista The Journal of Nutrition ha valutato l’effetto del kombucha sul microbiota intestinale di adulti normopeso e obesi. I risultati sono promettenti, ma con alcune precisazioni importanti.
Lo studio: 8 settimane di kombucha al giorno
I ricercatori brasiliani hanno coinvolto 46 adulti, metà normopeso e metà obesi, che hanno bevuto ogni giorno 200 ml di kombucha preparato con tè nero e zucchero per otto settimane. La bevanda era non pastorizzata e prodotta con un’infusione standard (12 g/L di tè, 50 g/L di zucchero, fermentata per 7 giorni a 25°C con aggiunta di SCOBY e kombucha starter).
Durante lo studio, sono stati analizzati campioni di sangue, urine e feci per valutare l’effetto sul microbiota intestinale e su alcuni biomarcatori metabolici.
I risultati: un microbiota “più sano”
Dopo otto settimane di consumo quotidiano di kombucha, i partecipanti hanno mostrato cambiamenti significativi nella composizione del microbiota intestinale, soprattutto nel gruppo obeso:
- Aumento di batteri benefici, come Akkermansiaceae e Subdoligranulum, noti per il loro ruolo nella produzione di butirrato e nella regolazione del metabolismo.
- Riduzione di batteri associati all’obesità e all’infiammazione, come Ruminococcus e Dorea.
- Modulazione anche del micobiota (i funghi intestinali), con diminuzione di specie potenzialmente patogene (Rhodotorula, Exophiala) e aumento di lieviti fermentativi come Saccharomyces e Pichia.
In sintesi, il profilo microbico dei soggetti obesi è diventato più simile a quello dei normopeso.
Nessuna perdita di peso (ma una base interessante)
Tuttavia, non sono stati osservati cambiamenti nel peso corporeo, né nei livelli di acidi grassi a corta catena (SCFA) – sostanze benefiche prodotte dai batteri intestinali – né in indicatori di permeabilità intestinale.
Questo significa che il kombucha da solo non ha fatto dimagrire i partecipanti, almeno in un arco di 8 settimane.
Cosa possiamo concludere?
Il kombucha si conferma una fonte di polifenoli (flavonoidi, acidi fenolici) e microbi vivi capaci di modulare il microbiota intestinale, in particolare nei soggetti con obesità. Questo potrebbe rappresentare un primo passo verso un miglioramento metabolico, ma non equivale a un effetto dimagrante diretto.
Come scrivono gli autori: “Il consumo regolare di kombucha ha promosso una composizione microbica più salutare, ma non ha prodotto effetti clinici misurabili nel breve termine.”
In attesa di nuove evidenze
Servono ulteriori studi clinici, più ampi e controllati, per capire se e come queste modifiche al microbiota possano tradursi in benefici concreti come perdita di peso, miglior controllo glicemico o riduzione dell’infiammazione cronica.
Nel frattempo, inserire kombucha di buona qualità in una dieta sana può essere una scelta interessante, ma non sostituisce uno stile di vita attivo e bilanciato.
Take-home message
- Il kombucha modula il microbiota intestinale positivamente, soprattutto in chi è obeso.
- Non fa dimagrire da solo, ma può essere un coadiuvante in un approccio integrato.
- È sicuro se ben preparato e consumato nelle giuste quantità (200 ml/die).
- Attenzione alla qualità: meglio non pastorizzato, non eccessivamente dolce, e prodotto in condizioni controllate.



