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Il tumore alla prostata è la seconda causa di morte per cancro negli uomini negli Stati Uniti, secondo l’American Cancer Society. La diagnosi precoce è fondamentale, ma i metodi tradizionali spesso richiedono procedure invasive e possono portare a sovradiagnosi di tumori a basso rischio.
Un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha sviluppato un nuovo test delle urine chiamato MyProstateScore 2.0 (MPS2), capace di individuare i tumori aggressivi senza la necessità di esami rettali. Lo studio, pubblicato su The Journal of Urology, ha coinvolto 266 uomini e ha mostrato che il test è in grado di identificare oltre il 92% dei tumori alla prostata aggressivi, riducendo fino al 42% le biopsie non necessarie.
Il test analizza l’espressione di 18 geni specifici associati al tumore alla prostata, fornendo una percentuale chiara di rischio. Rispetto ai tradizionali esami del sangue basati sul PSA, MPS2 offre una maggiore precisione nella distinzione tra tumori aggressivi e non aggressivi. Inoltre, l’uso combinato di MPS2 con la risonanza magnetica potrebbe migliorare ulteriormente la capacità di individuare i tumori più pericolosi.
Uno dei vantaggi principali di MPS2 è la possibilità di effettuare la raccolta del campione di urine direttamente da casa, migliorando l’accessibilità allo screening. Questa caratteristica potrebbe incentivare più uomini a sottoporsi al test, contribuendo a una diagnosi più precoce e a una riduzione delle biopsie inutili. Il test rappresenta un’opzione più confortevole rispetto agli esami rettali, spesso percepiti come sgradevoli e invasivi.
Il test MPS2 è particolarmente utile nei pazienti che hanno già effettuato una biopsia negativa ma continuano a presentare valori di PSA elevati. Secondo i ricercatori, in questi casi il test potrebbe evitare tra il 44% e il 53% delle biopsie ripetute, mantenendo comunque un’elevata sensibilità nel rilevare i tumori aggressivi.
Sebbene i risultati siano promettenti, i ricercatori intendono condurre ulteriori studi su una popolazione più ampia e diversificata. Al momento, solo una piccola percentuale dei partecipanti ha effettuato una risonanza magnetica prima della biopsia, limitando la possibilità di confronto tra i due metodi. Inoltre, la maggior parte dei campioni è stata raccolta da uomini caucasici, evidenziando la necessità di coinvolgere gruppi etnici diversi per confermare l’efficacia del test su scala globale.
Il test è già disponibile tramite la società Lynx Dx, spin-off dell’Università del Michigan, e potrebbe rappresentare un’importante svolta nella diagnosi precoce del tumore alla prostata, con benefici significativi per i pazienti e per il sistema sanitario.



