spot_imgspot_img

Prodigi della tecnologia: presto sul mercato il «pene-robot»

«Si trasforma in un razzo missile, coi circuiti di mille valvole…». Così la canzone spiegava uno dei tanti poteri di cui disponeva Ufo Robot, detto anche Goldrake. Chi ha vissuto la propria giovinezza negli anni '80 conosce sicuramente il resto di una delle sigle dei cartoni animati più famose di sempre. Tuttavia, presto quella frase potrebbe applicarsi ad altri contesti: i progressi della scienza ci stanno portando verso un mondo sempre più robotizzato, controllato da macchine, tanto che oramai si impiegano persino protesi hi-tech che simulano i movimenti classici del corpo umano, per sostituire arti mancanti.

Siamo arrivati ad un punto tale che il razzo missile in questione potrebbe essere un epiteto non più attribuibile solamente a Goldrake. Tre allievi della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa stanno per mettere a punto il progetto «Robot-Penis», una protesi meccanica che vada a sostituire l'apparato genitale maschile per chiunque abbia subito una penectomia, magari a causa di un carcinoma, ma anche appannaggio di coloro i quali desiderino cambiare sesso. Lo studio è stato presentato al termine del corso «High-tech business venturing», inscritto nel programma «Tuscan start-up Academy», iniziativa promossa dalla Regione Toscana.

L'idea di un pene-robot è venuta, inizialmente quasi per gioco, a tre ricercatori dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa: Sergio Tarantino, Alessandro Diodato e Andrea Cafarelli. Viste le limitazioni tuttora vigenti per quel che concerne le operazioni chirurgiche di una zona tanto delicata, sia per coloro i quali vogliono tentare la strada del prolungamento del pene, sia per quelli che invece ne preferiscono, o sono costretti a fronteggiare, una riduzione o la totale rimozione, i tre scienziati hanno cercato di studiare una soluzione che permettesse un impianto di pene, tentando di ricreare e riprodurre il più possibile il funzionamento dell'organo originale.

A rendere incredibile il progetto dei tre ricercatori italiani sarebbe il fatto che la protesi robotica è stata concepita per essere controllabile attraverso il pensiero, gli stimoli cerebrali e nervosi, grazie all'utilizzo di materiali elastici biocompatibili, cosa che garantirebbe a chi la indossa non solo un'erezione naturale laddove si manifesti un effettivo desiderio sessuale, ma anche di essere in grado di raggiungere il piacere: caratteristica notevolmente differente rispetto alla «falloplastica» odierna, che garantisce solo un recupero limitato della sensibilità della zona. Il progetto è quasi giunto al termine, e il primo prototipo vedrà la luce nel 2016: il prossimo passo, per i ricercatori italiani, sarà quello di trovare i finanziamenti necessari al fine di arrivare alla commercializzazione del dispositivo nei prossimi anni. Resta da capire la reazione delle persone che si troveranno di fronte a questa avveniristica protesi, magari inaspettata: o se magari occorrerà, per poterlo accogliere, una sorta di vagina-robot. 

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli