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Fecondazione artificiale: «Aiutiamo le coppie sterili che vogliono figli»

Fecondazione artificiale, a 20 anni dalla legge 40 la denatalità riaccende il tema. Gianaroli (IFFS): «Aiutiamo le coppie sterili che vogliono figli»

La legge 40 sulla Fecondazione Medicalmente Assistita compie 20 anni nel momento in cui il fenomeno della denatalità diventa sempre più evidente: nel 2022 le nascite in Italia sono scese a 393 mila, registrando un calo dell’1,7% sull’anno precedente. La PMA, conosciuta anche come fecondazione artificiale, dovrebbe essere più accessibile per le coppie che desiderano avere dei figli, ma che hanno problemi di fertilità.

È  questa la convinzione di chi si è seduto al tavolo per il convegno scientifico «La fecondazione assistita dopo 20 anni di legge 40/04: a che punto siamo, che problemi abbiamo e dove vogliamo andare» organizzato dalla Società italiana di Fertilità e Sterilità lo scorso 9 febbraio nella cornice di Palazzo Theodoli-Bianchelli a Roma. Sono oltre 217mila i bambini nati grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita dall’approvazione della legge 40/2004 che regola la Pma.

Nel 2022 ci sono stati 109.755 trattamenti e la percentuale di bambini nati vivi sulla popolazione generale è al 4,25%. Nel 2021 l’apporto dei concepimenti assistiti è stato pari a 16.625. Ma potrebbero essere molti di più. «Una legge obsoleta per la quale dopo due decenni paghiamo ancora il prezzo di un disallineamento completo rispetto alla scienza, alla cultura a livello europeo e a livello mondiale. Chi siede a questi tavoli non pretende che chi non vuole figli li faccia, ma che chi li vuole e per problemi di fertilità non ci riesce, possa contare sull’aiuto della medicina. Parliamo di un 15%» – spiega Luca Gianaroli, pioniere della PMA italiana, oggi director of Global Educational Programs della International Federation of Fertility Societies presente al convegno romano.

«C’è chi fa grandissimi sacrifici per potersi permettere la possibilità di avere la chance di avere un figlio e di contro anche persone che non dico che si approcciano a noi solo per avere uno status, ma che magari hanno fretta, si sono resi conto che è ora di correre» conclude Gianaroli.

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