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Attenzione al pesce crudo: pericolo di anisakidosi

salute

L’anisakidosi o anisakiasi è un’infezione parassitaria che colpisce l’apparato gastrointestinale se si mangia pesce crudo o non abbastanza cotto contenente larve di parassiti (nematodi) che appartengono alla famiglia Anisakidae.

Questa infezione provoca gravi disturbi e/o reazioni allergiche. 

La trasmissione da uomo a uomo non è possibile, in quanto la larva che infetta l’uomo non diventa un parassita adulto, ma muore, per cui non vengono eliminate uova con le feci e il ciclo si conclude. 

Le larve di anisakidi misurano da 1 a 3 centimetri e quindi si possono vedere a occhio nudo nel pesce: sono di colore bianco-rosato, sottili e tendono ad arrotolarsi a spirale.

L’infezione è più frequente nei paesi dove il pesce viene spesso consumato crudo, come in Giappone, Scandinavia, Olanda, Bacino del Mediterraneo e costa Pacifica del Sud America.

Infatti l’infezione non si contrae solo mangiando pesce crudo, ma anche il pesce sottoposto a procedimenti che non sono in grado di uccidere le larve, come l’affumicatura, la salagione o la marinatura, che sono alla base di piatti tipici di questi luoghi.

Non è detto, tuttavia, che l’infezione provochi disturbi, infatti, se le larve muoiono subito, non si presentano sintomi.

Diverso è il caso in cui le larve invadono la mucosa dello stomaco provocando la anisakidosi gastrointestinale, che dà nausea, vomito e dolori di stomaco che insorgono da 4 a 6 ore dopo aver mangiato il pesce infestato (forma gastrica).

Esiste però anche una forma intestinale che può manifestarsi anche dopo una settimana con febbre, nausea, vomito, diarrea, dolori intestinali e alterazione degli esami del sangue, con aumento dei globuli bianchi.

È possibile anche che le larve provochino lesioni alla parete gastrointestinale con emorragie.

Le persone allergiche possono andare incontro a reazioni di diversa gravità, fino allo shock anafilattico.

L’esame endoscopico, come la gastroscopia o la duodenoscopia, 

serve non solo per accertare la presenza dei parassiti, ma anche per rimuovere efficacemente le larve dal tratto gastrointestinale.

Nei casi più gravi si può rendere necessario l’intervento chirurgico, mentre altre volte può bastare un farmaco antiparassitario, come l’albendazolo, per debellare l’infezione.

Cosa fare per prevenire un evento di questo genere?

Il congelamento e la cottura del pesce scongiurano qualsiasi possibilità di contrarre l’anisakidosi, a patto che tutte le parti del pesce vengano congelate a -18°C per almeno 96 ore, dopo di che si potrà consumare il pesce crudo o poco cotto, o che la cottura avvenga ad alta temperatura per almeno 10 minuti.

Importante è togliere il prima possibile le viscere del pesce, in modo che le larve non possano passare da queste alla parte che si mangia, i muscoli.

Poichè i condimenti come sale, olio, aceto e limone non uccidono l’Anisakis, la normativa UE stabilisce che i ristoranti che servono pesce crudo o in salamoia effettuino la procedura d’abbattimento preventivo del pesce destinato al consumo a crudo.

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