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Malattie virali: l’epatite D

Salute

Il virus dell’epatite D è difettivo, cioè non è in grado di infettare da solo, ma ha bisogno del virus dell’epatite B per moltiplicarsi. 

L’epatite D è una infiammazione del fegato causata da due virus, che si trasmette attraverso il sangue o i liquidi corporei (sperma, secrezioni vaginali) di una persona infetta. 

La malattia può essere acuta e di breve durata, e in generale tende a risolversi spontaneamente, anche senza terapia, oppure, seppure raramente, può cronicizzarsi.

Spesso una persona che si è infettata con questi due virus non ha sintomi, per cui non è consapevole di avere contratto l’epatite, ma è ugualmente contagiosa. 

Se invece si manifestano dei disturbi, in genere entro tre mesi dal contagio, questi possono comprendere urine scure, dolori muscolari e articolari, febbre, prurito, ittero (ingiallimento degli occhi e della pelle), stanchezza e perdita di appetito.

Le persone più a rischio di contrarre la malattia virale sono i tossicodipendenti, gli operatori sanitari, come medici e infermieri, chi vive o ha rapporti sessuali con persone infette da epatite B, chi si sottopone a tatuaggi o a piercing.

Terapie specifiche non ne esistono, di solito il trattamento si basa su farmaci, come l’interferone, che possono eliminare il virus o tenerlo sotto controllo, per ridurre il rischio di danni al fegato. Sono comunque allo studio nuovi farmaci. 

Si può prevenire questa malattia? La risposta è sì, con la vaccinazione contro l’epatite B ci si protegge anche dall’epatite D. 

Anche qualche precauzione può essere utile, come evitare il contatto con sangue, aghi contaminati e rasoi o spazzolini da denti di persone infette, ed evitare rapporti sessuali non protetti.

L’infezione da epatite D può portare a danni al fegato, come cirrosi e insufficienza epatica.

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