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Tecniche e materiali da impronta in odontoiatria

Sanihelp.it – Tra i compiti principali dell'odontoiatra c'è la presa d'impronta dentale, passaggio obbligatorio per la realizzazione di protesi, per intarsi, per la creazione di bite, per la realizzazione di mascherine per lo sbiancamento dentale nonché per sviluppare dei portaimpronta custom-made. Sta al professionista, in base all’obiettivo e alle esigenze del paziente, selezionare la migliore tecnica d'impronta, muovendosi tra impronta in alginato, impronta di precisione su elementi naturali e impronta su impianti.

La tecnica d'impronta su impianti

Per la realizzazione di una protesi, il laboratorio può avere la necessità di avere delle informazioni corrette ed estremamente precise. L'ortodontista è dunque chiamato a registrare la posizione dell'impianto e del transfer, attraverso la tecnica d'impronta su impianti. Questo intervento viene fatto utilizzando siliconi per addizione, seguendo di volta in volta due approcci differenti. È possibile optare per esempio per la tecnica pick-up, caratterizzata da transfer lungo, così da avere la fuoriuscita dal ray e l'inglobazione nel materiale da impronta; in questo caso il modello di portaimpronta da selezionare è in resina, sia custom-made che ready-made, con apposite forature. In alternativa è percorribile la strada dell'impronta a strappo, che prevede la presenza del transfer, che verrà svitato solo al termine della polimerizzazione del materiale utilizzato. Solo a questo punto, infatti, il transfer viene inserito nell'impronta ottenuta e tolta dal cavo orale.

La tecnica dell'impronta in alginato

L'alginato è un materiale da impronta che si distingue per i tempi ristretti richiesti. Viene impiegato in coppia con un portaimpronta in metallo e provvisto di fori, così da garantire un'elevata ritenzione meccanica. Mescolato energeticamente e in modo uniforme con dell'acqua, la polvere di alginato permette di ottenere un impasto liscio e senza grumi né bolle, pronto per essere disteso sul tray. Grazie all'indurimento rapido, il fastidio per il paziente è minimo; di contro, la precisione dell'impronta non è elevatissima, rendendo quindi l'alginato un materiale d'impronta ideale per studi del caso nonché per la realizzazione di provvisori.

La tecnica dell'impronta di precisione su elementi naturali

L'applicazione preliminare di uno o di due fili retrattori è preziosa per una lettura ottimale del margine di una preparazione dentale. Il passo successivo è quello di rilevare l'impronta, con tecnica simultanea o in due fasi. Nel primo caso si procede con l'applicazione dell'adesivo; una volta asciugato, si passa al posizionamento del PVS heavy oppure putty sul portaimpronta, mentre il PVS light viene applicato direttamente a livello degli elementi dentali protagonisti dell'impronta. A questo punto è possibile inserire il portaimpronta nel cavo orale e prendere l'impronta dentale.

La tecnica in due fasi differisce dalla precedente, come suggerisce il nome, per la divisione in due passaggi differenti. Il primo passaggio prevede quindi di rilevare l'impronta dentale usando un materiale heavy oppure putty. Una volta pronta questa prima impronta, e dopo aver eliminato i sottosquadri, è possibile procedere con una valutazione del negativo ottenuto. Verificato che la prima impronta si inserisca passivamente nell'arcata, è il momento di procedere con il posizionamento del materiale d'impronta light sugli elementi dentali oggetto dell'intervento, per eseguire la seconda rilevazione.

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