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L’olio di ricino è una purga? Sì, ma non solo

salute

Quasi accantonato l’utilizzo come purgante, l’olio di ricino trova impiego nell’industria cosmetica e in quella manifatturiera. Questo olio si ottiene per spremitura a freddo dei semi contenuti nei frutti del Ricinus communis, pianta appartenente alla famiglia delle Euforbiacee originaria dell’Africa orientale. La sua altezza varia dai 2-3 metri, fino ad arrivare anche a 10 metri. L’olio è molto denso, color giallo paglierino, con un odore e un sapore piuttosto sgradevoli. In cosmetica si utilizza per la produzione di prodotti per la cura di capelli, unghia, ciglia e per il corpo, grazie alle sue proprietà emollienti e lenitive, dovute al suo contenuto in acidi grassi essenziali mono e polinsaturi. Lo si trova come componente di creme anti-age, mascara, matite per gli occhi e per le labbra, rossetti e lucidalabbra. Si usa inoltre per rinforzare i capelli, negli shampoo e in maschere e nella formulazione di saponette. I capelli che beneficiano della presenza dell’olio di ricino sono secchi, sfibrati e con le doppie punte. Si può anche applicare puro sui capelli umidi prima dello shampoo. Nella lista degli ingredienti dei cosmetici compare come Castor oil.

In medicina è conosciuto per il suo effetto purgativo, utilizzato di rado a causa dell’azione particolarmente drastica. Si impiega a volte per svuotare l’intestino prima di esami diagnostici su consiglio del medico.

Possiede inoltre attività galattogena, cioè favorisce la lattazione, ed è utilizzato anche come omeopatico per favorire la montata lattea.

Trova utilizzo anche come additivo alimentare e, nell’industria, come componente di vernici, inchiostri e lubrificanti.

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