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Disturbi oculari: l’anisocoria

Salute

Le pupille, cioè le parti nere, rotonde, al centro degli occhi, non hanno sempre la stessa dimensione: al buio si dilatano per fare entrare più luce (midriasi) e si restringono (miosi) in caso di luce intensa. Questo di solito succede contemporaneamente, se così non è le pupille possono assumere dimensioni diverse. Si parla allora di anisocoria, che di per sé non è una malattia, al massimo un sintomo di malattie diverse. Il tipo più comune di anisocoria è infatti quello fisiologico, di cui soffre circa il 20-30% della popolazione, che non ha alcun significato patologico.  Il problema può anche insorgere in conseguenza di un trauma, oppure essere la spia di patologie. Anche gli effetti di alcuni farmaci, come anticolinergici e simpaticomimetici, possono far sì che le pupille assumano dimensioni diverse. Tra le patologie collegate a anisocoria vi sono meningite, encefalite, intossicazione da alcol, emorragia cerebrale, aneurisma, sindrome di Horner, rara malattia neurologica caratterizzata tra l’altro da miosi pupillare. Se l’anisocoria è fisiologica, non desta preoccupazione, in quanto non dà problemi. Se insorge improvvisamente, bisogna immediatamente recarsi dal medico per gli esami del caso, come la TAC o la risonanza magnetica, allo scopo di escludere patologie come tumori, ictus, emorragie cerebrali o aneurismi cerebrali. 
Alcuni ricercatori dell’IRCCS Fondazione Stella Maris e dell’Università di Pisa, diretti dal professor Diego Manzoni, hanno pubblicato su Frontiers in Systems Neuroscience uno studio secondo il quale l’anisocoria può diventare un segno per prevenire il decadimento cognitivo.

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