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Tumori: il cancro al collo dell’utero

Salute

Si è celebrata il 4 marzo scorso la giornata mondiale Hpv (Human Papilloma virus), per ricordare che questo virus è la causa più frequente del tumore al collo dell’utero (e di altri problemi di salute). L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) rivela che questa forma tumorale è la quarta più comune tra le donne in tutto il mondo, che nel 2020 ha causato 342.000 morti. Non è però l’unica neoplasia provocata dal virus Hpv, che oltre ai tumori dà anche infezioni meno gravi, sia negli uomini che nelle donne. Queste ultime di solito regrediscono spontaneamente, mentre una piccola parte, se non trattata, può nel corso degli anni evolvere verso una forma tumorale. Tra i tumori si possono osservare, oltre a quello al collo dell’utero, tumori dell’orofaringe, della vulva e della vagina, del pene e dell’ano. In realtà la maggior parte degli Hpv causa infezioni benigne, come per esempio le verruche che possono comparire sulle mani, sui piedi o sul viso e i condilomi, o papillomi, che colpiscono le mucose genitali o della bocca. La verruca è una piccola protuberanza cutanea, i condilomi sono delle piccole escrescenze, qualche volta disposte a grappolo. Le verruche cutanee vengono trattate con soluzioni a base di acido salicilico e acido lattico, o con preparati contenenti azoto liquido, che congelano la verruca danneggiando le cellule contenenti il virus, oppure rimosse dal dermatologo con trattamenti chirurgici locali, come diatermocoagulazione, crioterapia, laser terapia. I condilomi vengono asportati tramite la diatermocoagulazione o un trattamento laser.

Queste infezioni si trasmettono attraverso i rapporti sessuali, ma in qualche caso anche attraverso il contatto fisico, quando una parte del corpo che presenta lesioni o abrasioni viene in contatto con la parte del corpo di un’altra persona dove vi siano particelle virali attive. 

Un modo per prevenire la malattia è quello di vaccinarsi. In Italia dal 2008 è disponibile il vaccino contro l’Hpv, che però non ha avuto la diffusione che si sperava, in quanto la copertura si è assestata negli adolescenti ben al di sotto della soglia ottimale del 95% in 5 anni e oltretutto la pandemia ha provocato un’ulteriore riduzione delle vaccinazioni. I vaccini Hpv funzionano meglio se vengono somministrati prima dell’esposizione al virus, perciò se ne raccomanda la somministrazione alle ragazze dai 9 ai 12 anni, ed è ugualmente importante vaccinare anche i ragazzi. Insieme alla vaccinazione rimane fondamentale eseguire gli opportuni screening (PAP test) e visita ginecologica, che purtroppo in questi mesi hanno subito un calo a causa della pandemia.

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