spot_imgspot_img

Il terrore di notte: pavor nocturnus

Salute

Il pavor nocturnus è più frequente nei bambini tra i 3 e gli 8 anni, nei maschi più che nelle femmine. Circa un terzo dei bambini che vivono episodi di pavor nocturnus possono avere anche episodi di sonnambulismo, cioè si alzano e camminano mentre sono palesemente addormentati.  Ma cosa succede esattamente? Il bambino sembra sveglio, ma in realtà lo è solo parzialmente, tanto è vero che al mattino non ricorderà nulla. Appare però molto agitato, la sua frequenza cardiaca è aumentata e il respiro è corto e veloce. Può avere gli occhi sbarrati, ma sembra non vedere e non risponde ai richiami dei genitori. In genere la crisi dura pochi minuti, ma può succedere che si protragga più a lungo, dopo di che il bambino torna a dormire serenamente, come se non fosse successo nulla. La frequenza degli episodi non è prevedibile, potrebbe accadere anche una sola volta. Il pavor nocturnus appartiene al gruppo delle parasonnie, cioè le perturbazioni non patologiche del sonno. Infatti non si tratta della manifestazione di una patologia, e le cause possono essere diverse: lo stress o altre condizioni che disturbano il sonno, come la febbre, un’otite, il bruciore di stomaco, la vescica piena. Di solito questi problemi si risolvono con la crescita, ma certo non è bello essere svegliati dalle urla disperate del proprio figlio.

Come comportarsi in casi del genere? Meglio non prendere in braccio il bambino e non cercare di svegliarlo, piuttosto controllare che non si faccia male dimenandosi nel sonno e spostare oggetti con i quali potrebbe ferirsi. Al mattino, è meglio non riferire l’accaduto al bambino, che potrebbe diventare ansioso e fare fatica a prendere sonno.

La diagnosi è clinica, il pediatra può stabilire di cosa si tratta in base al racconto dei genitori, e può prescrivere una polisonnografia nel caso in cui voglia fare una diagnosi differenziale con episodi di epilessia. La polisonnografia è un test diagnostico che si effettua durante le ore di sonno del paziente e ne misura i parametri vitali: la respirazione, la frequenza cardiaca, l’ossigenazione del sangue ecc.

Di solito non è necessario alcun trattamento farmacologico, ma nei casi più gravi si possono assumere, dietro prescrizione medica, ansiolitici o antidepressivi.

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli