spot_imgspot_img

Farmaci: i betabloccanti, cosa sono e come funzionano

Salute

I betabloccanti sono utilizzati per la loro azione preventiva e curativa in diverse malattie cardiovascolari. Si chiamano così proprio perché bloccano i recettori che competono per il legame con l’adrenalina (ß adrenergici), riducendo notevolmente la forza di contrazione e la frequenza cardiaca.

Trovano indicazione contro l’ipertensione, spesso in associazione con altri farmaci, nell’angina pectoris (forte dolore al petto causato dal restringimento delle arterie coronarie), nell’insufficienza cardiaca, nelle aritmie e nella fibrillazione atriale, caratterizzate da un battito cardiaco irregolare, e nella prevenzione secondaria dell’infarto miocardico.

Meno frequentemente vengono usati nella profilassi dell’emicrania (propranololo), nel controllo dell’ansietà e della tachicardia su base ansiosa, nel trattamento del tremore essenziale e, sotto forma di collirio (timololo), nella ipertensione oculare. Non sono però adatti a tutti, per cui bisogna informare il medico qualora si soffra di malattie polmonari, cardiache, renali, diabete, soprattutto se si è soggetti a ipoglicemia, in quanto i betabloccanti interferiscono con il metabolismo degli zuccheri.  Inoltre sono generalmente controindicati in gravidanza, allattamento e in età pediatrica.

Come quasi tutti i farmaci, possono inoltre interagire con altri farmaci, tra cui gli antidiabetici, alcuni farmaci per il cuore, alcuni antinfiammatori, i derivati dell’ergot. Di solito le persone in cura con i betabloccanti non accusano molti effetti collaterali, e in ogni caso spesso questi scompaiono con la prosecuzione della terapia. Tuttavia, se comparissero vertigini, visione offuscata, mani e piedi freddi, nausea e diarrea, è bene informare il proprio medico.

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli