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Piante officinali: le proprietà del tamarindo

Salute

Il tamarindo (o dattero dell’India) è il frutto del Tamarindus indica, specie appartenente alla famiglia delle Fabaceae (o Leguminosae). È originario dell’Africa, ma cresce in tutte le aree subtropicali del mondo: Asia del Sud, Sud America e Caraibi. Si tratta di un albero sempreverde maestoso, che può raggiungere i 30 metri di altezza soprattutto grazie allo sviluppo dei rami, perché il fusto non è molto sviluppato. La polpa del tamarindo contiene sali minerali tra cui potassio, fosforo, sodio, calcio, magnesio e selenio, oltre alla vitamina A, C e K e alle vitamine del gruppo B.  La presenza di acido tartarico conferisce al tamarindo un forte potere antiossidante.

Oltre che in cucina, il tamarindo viene usato nella medicina popolare come digestivo, lassativo, epatoprotettivo, anticolesterolo, grazie al suo contenuto di fibre. Altri studi attribuiscono alla pianta un’azione contro l’artrite, grazie alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Lo si trova in commercio come costituente di integratori o come marmellata. In Italia è frequente l’uso per la preparazione di sciroppi.

Il tamarindo può interferire con l’assorbimento dell’aspirina della quale aumenta la biodisponibilità peggiorando il rischio di sanguinamento, di altri antinfiammatori come l’ibuprofene e il naproxene e degli antiaggreganti piastrinici. 

Non provoca di solito effetti collaterali importanti, anche se si sono osservati casi di allergia, con eruzioni cutanee, vertigini e vomito. In caso di gravidanza e allattamento, è opportuno chiedere consiglio al medico prima di assumere il tamarindo.

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