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Malattie autoimmuni: la sclerodermia

Salute

La sclerodermia è caratterizzata da un ispessimento cutaneo, che può essere presente in diverse zone del corpo. Questo ispessimento, causato da un accumulo di tessuto connettivo fibroso, può riguardare anche organi interni.
Si distinguono quindi due tipi di sclerodermia:

localizzata, che riguarda solo la pelle;

sistemica, che coinvolge gli organi interni.

Si tratta di una patologia autoimmune, che si verifica perché il sistema immunitario dell’organismo, la nostra difesa, invece di combattere virus e batteri, combatte le cellule dell’organismo stesso, provocando danni di vario tipo.
La sclerodermia localizzata non è mortale, ma può procurare disagio per l’aspetto che la pelle assume, mentre la forma sistemica può essere più o meno grave a seconda di quali e quanti organi sono coinvolti.
La forma localizzata, che predilige il sesso femminile, può manifestarsi a qualunque età, mentre la forma sistemica si manifesta soprattutto nelle donne tra i 30 e i 50 anni di età.
La diagnosi non è facile e richiede diversi accertamenti.
Non ci sono ancora terapie specifiche per curare questa patologia, ma farmaci che possono alleviare i sintomi e prevenire il peggioramento.
Alcune terapie per la sclerodermia localizzata sono locali e prevedono l’uso di creme specifiche, per esempio idratanti, che aiutano a mantenere l’elasticità della pelle e ad alleviare il prurito.
Per la forma sistemica le cose sono un po’ più complicate, possono essere necessari farmaci immunosoppressori (gli stessi che vengono usati per evitare il rigetto dell’organo dopo un trapianto), corticosteroidei per limitare i dolori ai muscoli e alle articolazioni, farmaci vasoattivi per migliorare la vascolarizzazione dei tessuti, e farmaci sintomatici, per il controllo del dolore, del bruciore di stomaco e di altri disturbi.
In caso di gravi problemi, può rendersi necessario l’intervento chirurgico.

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