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Pandemia e sigarette

Salute

La pandemia ha costituito, e costituisce, un notevole fattore di stress per tutti: la paura di ammalarsi e di perdere i propri cari, l’isolamento forzato, le notizie del telegiornale quasi sempre cattive…
Molti fumatori hanno aumentato il consumo di sigarette (uno su tre), altri che erano riusciti nell’impresa di smettere hanno ripreso a fumare (un ex fumatore su 7).
Ci sono però anche delle buone notizie, in quanto un fumatore su 10 sotto i 50 anni ha deciso per la cessazione del fumo.
Sono i risultati di uno studio promosso dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, resi noti lo scorso 31 maggio, in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco.
La campagna dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si chiama Impegnati a smettere, invito importante considerato che, oltre ai noti effetti deleteri del fumo (cardiopatie, tumori, malattie respiratorie), ultimamente si è aggiunto il fatto che i fumatori hanno una maggiore probabilità di sviluppare una forma grave di Covid 19 rispetto ai non fumatori, se contraggono il virus.
Per affrontare questo problema, la Fondazione Umberto Veronesi ha presentato al Parlamento, il 28 maggio scorso, una petizione per l’aumento del costo dei tabacchi (sigarette, tabacco sciolto e tabacco riscaldato) per avere più risorse da destinare alla ricerca scientifica, ai programmi di prevenzione, alla diagnosi precoce e ai programmi di disassuefazione.
In una nota, la Fondazione Veronesi ha spiegato che «l’aumento del prezzo incide sui consumi, specie in una fascia cruciale come i giovani, e aiuta a mobilizzare risorse utili a curare chi a causa del tabacco si ammala, chi vuole smettere, chi vuole fare ricerca indipendente. L'esperienza di altri Paesi sta dimostrando l'utilità di questo tipo di provvedimento e che i margini di azione sono ampi».
Al momento in Italia i prezzi del tabacco sono fra i più bassi d’Europa.

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