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Lo studio del sonno: la polisonnografia

Salute

La polisonnografia è un esame che consente di accertare la presenza di disturbi del sonno e della respirazione. Ciò avviene attraverso la registrazione di diversi parametri, come l’attività cerebrale, eventuali apnee notturne e il russamento, i flussi respiratori, la frequenza del battito cardiaco, la saturazione di ossigeno nel sangue, l’attività e il tono muscolare, i movimenti oculari.
Le fasi principali del sonno sono due:
fase non REM, dall’inglese non rapid eye movement, movimento non rapido degli occhi, durante la quale l’attività cerebrale rallenta;
fase REM, rapid eye movement, movimento rapido degli occhi, durante la quale l’attività cerebrale accelera, il battito cardiaco e la frequenza respiratoria aumentano, mentre i muscoli si rilassano. È la fase durante la quale si sogna.
Durante la notte si alternano fasi di sonno non REM e REM della durata di circa 90 minuti ciascuna, fasi che possono essere alterate dai disturbi del sonno.
Quando il medico prescrive una polisonnografia? 
Se sospetta che il paziente soffra di apnee notturne, cioè arresti della respirazione durante il sonno della durata di almeno 10 secondi;
in caso di sindrome dei movimenti periodici degli arti, che si flettono e si estendono involontariamente più volte durante il sonno, condizione spesso associata alla sindrome delle gambe senza riposo;
narcolessia, caratterizzata da improvvisi attacchi di sonnolenza durante il giorno e in momenti inopportuni;
parasonnie, termine che raggruppa diversi disturbi del sonno, tra cui sonnambulismo e incubi notturni;
insonnia cronica.
L’esame non ha controindicazioni e non necessita di preparazione, tranne il consiglio di non assumere alcolici e caffeina nel pomeriggio e durante la sera prima del test.

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