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Una complicanza del ricovero: le infezioni ospedaliere

Salute

Negli ultimi anni l’ospedale non è più il solo luogo di cura, esistono anche altre strutture, come residenze per anziani e lungodegenti, ambulatori, centri di dialisi.

Per questo, più che di infezioni ospedaliere, si parla di infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA). Esse possono essere dovute a varie cause, in particolare alle compromesse difese immunitarie del paziente, in seguito a interventi chirurgici o a terapie, all’uso eccessivo di antibiotici, che fa sì che emergano ceppi batterici resistenti, alla scarsa applicazione di misure di igiene ambientale.

Tra i fattori di rischio che aumentano la possibilità di contrarre una ICA ci sono l’età (neonati, anziani), patologie concomitanti, traumi, ustioni, trapianti d’organo, malnutrizione, tecniche assistenziali invasive, come cateteri o endoscopie.

Le ICA si trasmettono tramite contatto diretto tra persone, attraverso le vie aeree, con le goccioline emesse nel tossire o starnutire, o tramite oggetti contaminati, come per esempio strumenti chirurgici.

Le infezioni più frequenti riguardano l’apparato urinario, seguite dalle infezioni alle ferite chirurgiche, dell’apparato respiratorio e generali, come le sepsi. Ultimamente è molto aumentato il numero delle polmoniti e delle batteriemie.

L’aumento delle infezioni sistemiche è la conseguenza dell’aumento dei fattori di rischio, soprattutto l’uso abbondante di antibiotici e di cateterismi vascolari.

In Italia, la maggior parte delle ICA è dovuta al fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

La prevenzione, tenendo presente che non tutte le ICA sono prevenibili, consiste nel mantenere il più possibile le classiche norme igieniche, come il lavaggio frequente delle mani da parte degli operatori sanitari, il corretto uso degli antibiotici, il controllo della pulizia ambientale. 

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