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Un forte mal di testa? Sarà sicuramente un tumore al cervello.
Un dolore al petto? È un infarto in arrivo, e pensandoci bene si avverte anche un fastidio al braccio sinistro: meglio correre al pronto soccorso. Gli esami sono tutti a posto, un bel sospiro di sollievo e via, si ricomincia. A volte compare un senso di colpa (li ho fatti lavorare per niente), ma in realtà in fondo questo è il loro mestiere, e il senso di colpa sparisce. La gente però pensa di avere a che fare con un malato immaginario, anche se non è proprio così, una patologia c’è: l’ipocondria.
Era già conosciuta dai greci più di 2000 anni fa e veniva chiamata hypochondrios, sotto le coste.
Si tratta di un disturbo psichico a tutti gli effetti, che può sfociare anche in crisi di panico, ed essere legato alla depressione o ad altri disturbi psichiatrici, con la conseguenza di influenzare pesantemente la qualità di vita dell’individuo e quella di chi gli sta intorno.
Ad aggravare la situazione è arrivata la pandemia, che sta mettendo a dura prova i nervi di tutti, a maggior ragione quelli di chi è già sofferente.
Compaiono così la paura di essere contagiati e di morire, di contagiare gli altri e di perdere i propri cari.
Visite mediche, esami specialistici e cure farmacologiche sono l’obiettivo dell’ipocondriaco, al quale le rassicurazioni del medico non bastano mai, nel dubbio meglio sentire un altro parere.
Le spese, però, per la famiglia e per il Servizio Sanitario Nazionale, diventano rilevanti, oltre che inutili.
L’unica via da percorrere può essere la psicoterapia, in quanto l’ipocondria nasconde problematiche psicologiche complesse e un senso di disagio verso se stessi e gli altri.



