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Inibitori di pompa e diabete: quale correlazione?

Salute

Non è una bella notizia, perché sono veramente molte le persone che fanno un uso costante e regolare di questi farmaci, gli inibitori della pompa protonica.

Uno studio pubblicato sulla rivista Gut rivela che se l’assunzione supera due anni, vi è un aumento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, che però si riduce sospendendo la terapia.

«L'uso regolare di inibitori della pompa protonica (PPI) è probabilmente associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, in particolare per quanti ne fanno un uso prolungato» hanno scritto il primo autore dello studio Jinqiu Yuan e colleghi, del The Seventh Affiliated Hospital presso la Sun Yat-sen University di Shenzhen, in Cina. «Considerando quanto sia diffuso l’impiego di questi farmaci, il numero complessivo di casi di diabete associati all'assunzione di inibitori della pompa protonica potrebbe essere considerevole».

Per questo motivo coloro che assumono i PPI dovrebbero eseguire regolari controlli della glicemia.

Questi farmaci sono tra i più prescritti al mondo e agiscono inibendo la produzione di acido cloridrico nello stomaco tramite il blocco delle pompe protoniche delle cellule parietali.

La spiegazione che danno gli studiosi è che si verifichi un cambiamento nel tipo e nel volume dei batteri nello stomaco, il microbioma, cosa che potrebbe aiutare a spiegare l'associazione tra uso di PPI e aumentato rischio di diabete. 

Da tenere presente che si tratta di uno studio osservazionale e quindi non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto, tuttavia è bene considerare i pro e i contro degli inibitori di pompa, che dovrebbero essere usati solo quando effettivamente necessari.

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