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Covid 19: immunità di gregge

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Reviews Immunology rivela che una buona parte della popolazione potrebbe avere cellule immunitarie in grado di riconoscere il virus SARS COV2.

L’ipotesi è che questo potrebbe portare a un vantaggio nel combattere l’infezione.

La ricerca è stata effettuata dal Center for Infectious Disease and Vaccine Research presso La Jolla Institute for Immunology e, spiega uno degli scienziati che vi ha partecipato, Alessandro Sette «Quello che abbiamo scoperto è che circa il 50% dei soggetti che non sembravano essere stati esposti al virus presentava una certa reattività delle cellule T (cellule immunitarie), quelle che l’organismo produce a seguito di un’infezione per fare in modo di riconoscere lo stesso agente patogeno in futuro».

La predisposizione all’immunità per una percentuale della popolazione è stata dimostrata anche da altri studi, condotti con diverse tecniche e metodologie.

«Una possibile spiegazione – aggiunge Sette – è che questo riconoscimento da parte delle cellule T potrebbe essere dovuto in parte all’esposizione a uno dei quattro coronavirus circolanti noti, che causano il raffreddore comune in milioni di persone ogni anno. Si tratta di un dibattito ancora aperto, stiamo lavorando per avere risposte».

Il ruolo delle cellule T, infatti, deve ancora essere approfondito, ma è possibile che queste cellule abbiano imparato a reagire contro questa famiglia di virus, che sono correlati tra loro. Fondamentale resta quindi scoprire gli effetti di questa reattività.

Gli esperti sostengono che tutto questo suggerisce anche che l’immunità di gregge potrebbe essere raggiunta prima del previsto.

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