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Coronavirus, è corsa al vaccino

Salute

Il vaccino, sviluppato dall’azienda americana Moderna insieme all’Istituto Nazionale per le malattie infettive (Niaid), diretto da Anthony Fauci, sembra promettere bene.

Nei macachi provoca una risposta immunitaria, inducendo la produzione di anticorpi, e riduce la carica virale.

Sempre nei macachi il vaccino ha anche protetto le vie respiratorie da lesioni polmonari.

Il 27 luglio i National Institute of Health, di cui il Niaid fa parte, hanno annunciato l’avvio della fase 3 della sperimentazione, che avverrà su circa 30mila volontari sani.

Il vaccino, mRna-1273, è basato su RNA modificato e pare essere in grado di indurre una marcata risposta immunitaria nei confronti del virus SARS-COV 2.

Il vaccino ha inoltre indotto la risposta delle cellule linfatiche, deputate alla difesa dell’organismo.

Nella sperimentazione sono stati coinvolti tre gruppi di otto scimmie e il vaccino è stato confrontato con un placebo. A particolari dosi, gli animali hanno prodotto livelli di anticorpi neutralizzanti nel sangue superiori a quelli presenti nei pazienti guariti da Covid-19.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e firmato proprio dal team del celebre scienziato americano Fauci.

I risultati fanno certamente ben sperare, ma anche se entro novembre il vaccino dovesse essere pronto, non sarebbe comunque reso disponibile per tutti, ma solo per i soggetti a rischio, mentre alla popolazione generale potrebbe arrivare nel giro di due-tre anni.

Il presidente americano Donald Trump è ottimista e ritiene che molto presto avremo un vaccino.

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