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Il termine ernia indica la fuoriuscita degli organi dalla loro sede naturale, attraverso un canale normalmente presente, o in seguito alla rottura di una o più pareti, nel qual caso si parla di foro.
Le ernie possono essere riducibili, se il viscere fuoriuscito può essere riposizionato nella posizione normale, o irriducibili se ciò non è possibile.
L’ernia di più frequente riscontro è quella inguinale, più frequente nel sesso maschile. L’ernia crurale, appena sotto l’inguine, colpisce invece più frequentemente il sesso femminile.
L’ernia ombelicale è la più comune in età pediatrica, anche se non è impossibile che compaia in età adulta.
L’ernia laparocele si può manifestare in corrispondenza di cicatrici di ferite chirurgiche sulla parete addominale.
L’ernia epigastrica si localizza nella parte superiore dell’addome ed è caratterizzata dalla fuoriuscita di tessuto adiposo, più raramente di porzioni di intestino. È più frequente nei neonati e nel sesso maschile in una fascia di età compresa tra i 20 e i 50 anni. In quest’ultimo caso è dovuta a indebolimento della parete addominale o ad altri fattori come il continuo sollevamento di pesi, l’obesità, una tosse persistente e stizzosa, lo sforzo della defecazione.
I sintomi non sono specifici, possono comparire senso di gonfiore e dolore dopo i pasti, o nausea e vomito.
Per prevenire l’insorgenza di ernie è bene non sollevare pesi eccessivi, mantenere un peso ottimale, curare la stitichezza e le malattie che danno tosse e vomito.
Se gli accertamenti, come ecografia, TAC e risonanza magnetica confermano la presenza di un’ernia epigastrica, l’unica terapia è l’intervento chirurgico negli adulti, mentre nei neonati di solito si aspetta che il bambino sia in grado di sopportare l’intervento chirurgico, se non ci sono urgenze. L’intervento consiste nell’asportazione dell’ernia e nell’irrobustimento della parete addominale mediante elementi di supporto. Il rischio di ricomparsa si aggira intorno al 10-20%.



