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Le ragadi anali: a cosa sono dovute?

La maggior parte delle ragadi anali migliora con semplici trattamenti, modificando l’alimentazione mediante l’arricchimento di fibre, con l’introduzione di una maggior quantità di frutta e verdura, e con appositi lavaggi locali

In alcuni casi, invece, è necessario il ricorso al farmaco, e in pochi casi addirittura di un intervento chirurgico.

Spesso sono causate dalla stitichezza, che determina l'espulsione di feci dure e secche, con dolore e sanguinamento dello sfintere anale. Anche la diarrea protratta può essere causa di irritazione anale, così come alcune malattie infiammatorie intestinali.

Il problema è piuttosto comune nei bambini piccoli, ma a qualunque età si può soffrirne.

Le ragadi anali sono comuni anche nelle donne che hanno appena partorito.

Se l’evacuazione delle feci provoca dolore o è presente del sangue sulla carta igienica è necessario rivolgersi al proprio medico.

Tra i farmaci che possono risultare utili ci sono le pomate a base di anestetici locali, per alleviare il dolore, che sono sostanzialmente le stesse che vengono utilizzate in caso di emorroidi.

Ricordiamo inoltre, qualora le normali pomate non offrissero risultati, l’unguento a base di nitroglicerina a basse dosi, che determina il rilassamento dello sfintere anale e l’aumento del flusso sanguigno nella lacerazione della ragade per accelerare la sua guarigione.

Per la diagnosi delle ragadi anali lo specialista di riferimento è il proctologo, che può inserire nel canale anale un dito ricoperto da un guanto o un anoscopio, strumento che permette di ispezionare il canale.

Una volta accertato il problema, il medico potrà consigliare di eseguire ulteriori accertamenti, come la colonscopia, oppure semplicemente potrà dare consigli alimentari per mantenere le feci più morbide, con maggiore apporto di acqua e fibre. L’inserimento delle fibre nella dieta va fatto in modo graduale, per evitare gonfiore addominale.

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