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Ibuprofene e coronavirus: una relazione pericolosa?

Salute

L’Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) ha dichiarato in un comunicato di essere venuta a conoscenza di segnalazioni, soprattutto dai social, che sollevano dubbi sul fatto che l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l'ibuprofene, potrebbe peggiorare la malattia da coronavirus. In realtà, attualmente non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19. 

L'Ema sta comunque monitorando attentamente la situazione e valuterà tutte le nuove informazioni che saranno disponibili su questo problema nel contesto della pandemia. 

A sollevare la questione è stato il Ministro della Salute francese, Olivier Véran, che su Twitter ha invitato i cittadini a non assumere farmaci antinfiammatori non steroidei  in caso di insorgenza di sintomi riconducibili al Coronavirus. Il politico ha suggerito di assumere paracetamolo per abbassare la temperatura corporea.

Già a maggio del 2019 il Comitato per la Sicurezza dell’Ema (PRAC) ha iniziato una revisione dei FANS ibuprofene e ketoprofene che, se assunti nel corso di infezioni virali o batteriche, potrebbero mascherare i sintomi di un peggioramento dell'infezione.

Questo non  costituisce una novità assoluta, poiché nella scheda tecnica dei FANS compare già da tempo l’avvertenza della possibilità che il farmaco mascheri i segni di infezione.

ll PRAC sta riesaminando tutti i dati disponibili per verificare se siano necessarie misure aggiuntive.

Attualmente non ci sono ragioni per interrompere un trattamento in corso con ibuprofene o altri FANS, tenendo presente che, da sempre, le linee guida raccomandano un utilizzo per il più breve tempo possibile.

In caso di dubbio è opportuno rivolgersi al medico o al farmacista.

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