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Nuovo vaccino per l’infezione da pneumococco

Salute

Le infezioni da pneumococco si trasmettono per via aerea, tramite il contatto con la saliva o le secrezioni respiratorie, nell’aria o con portatori sani di questo batterio.

I più colpiti sono i bambini di meno di due anni di età o quelli immunodepressi e gli anziani.

Lo pneumococco è un tipo di streptococco, lo Streptococco pneumoniae, di cui esistono diversi ceppi, anche se sono pochi quelli che provocano infezioni invasive. 

Le infezioni da streptococco includono infezioni più lievi, come quelle dell’orecchio, otiti, e infezioni dei seni paranasali, o più gravi, quali polmoniti, meningiti e sepsi, che possono essere letali, soprattutto nei soggetti defedati.

Chi deve sottoporsi alla vaccinazione? I soggetti con più di 65 anni di età e tutti coloro che sono a maggior rischio di contrarre l'infezione, ma soprattutto quelli che rischiano un’evoluzione di malattia più grave, come i pazienti immunodepressi, oncologici o che soffrono di malattie croniche debilitanti.

«Quindi un ventaglio molto ampio di persone a rischio che devono essere vaccinate, ma che purtroppo in Italia in questo momento lo sono solo raramente» ha spiegato il prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della SIMIT e Direttore della UOC di Malattie infettive e Day Hospital, Dipartimento di Medicina, Policlinico Tor Vergata di Roma. «La vaccinazione anti-pneumococcica è inoltre prevista nel piano nazionale delle vaccinazioni come fortemente consigliata per i bambini più piccoli, che sono particolarmente a rischio, nei quali i tassi di vaccinazione sono molto più alti rispetto a quelli dell'adulto».

«Il vaccino pneumococcico coniugato 15-valente aumenta la capacità del nostro organismo di rispondere anche ad alcuni sottotipi di pneumococco che fino a oggi non erano coperti dalla vaccinazione e si è dimostrato altrettanto efficace sotto l'aspetto immunogeno rispetto al 13-valente che abbiamo utilizzato fino a ora» ha concluso Andreoni. «Quindi è un ulteriore passo avanti contro una malattia che ci preoccupa e che ha causato il decesso di diverse migliaia di persone, per migliorare la difesa dei soggetti più fragili e di quelli immunodepressi».

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