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L’arnica montana è un’erba appartenente alla famiglia delle Asteraceae. I fiori, di un acceso colore giallo-arancio, sbocciano tra luglio e agosto, ma non sono le uniche parti della pianta che possono essere utilizzate ad uso medicinale: anche l’estratto di radici o il rizoma possono essere impiegati in preparati omeopatici/omotossicologici, di diverse forme farmaceutiche (per esempio compresse, creme o spray).
L’arnica montana non può essere utilizzata per via orale nelle formulazioni e nei dosaggi tipici della fitoterapia, in quanto risulterebbe cardiotossica e potrebbe provocare una serie di effetti collaterali di altro tipo , mentre è molto ben tollerata come rimedio omeopatico. Il suo uso è sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento.
Le vengono attribuite proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche. Si utilizza in caso di contusioni, traumi, ematomi, stiramenti e, applicata sulla pelle, può ridurre il gonfiore e il dolore.
Un’altra pianta utilizzata come analgesico e antinfiammatorio è l’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), pianta perenne appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae, il cui nome comune deriva dal fatto che possiede uncini che ricoprono i suoi frutti. Sia le sue radici che i suoi tuberi sono utilizzati a scopo medicinale. La sua assunzione, in pomata o compresse, può aiutare a ridurre il gonfiore e il dolore, ma ha anche proprietà digestive. Prima dell’assunzione per via orale è meglio chiedere consiglio al medico o al farmacista, in quanto l’artiglio del diavolo potrebbe interagire con alcuni farmaci, come per esempio il warfarin (anticoagulante), aumentando il rischio di lividi ed emorragie, e con gli antidiabetici, aumentando il rischio di ipoglicemia.



