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Forme virali: l’influenza del cammello

Salute

L’influenza del cammello non è una novità, in quanto è conosciuta dal 2012, ma è tornata in auge in quanto legata ai tifosi che rientrano dai Mondiali in Qatar, che potrebbero portare il virus in Italia.
Questa influenza, detta anche Mers (Mers-CoV – Middle East respiratory syndrome coronavirus infection), è causata da un virus zoonotico, che si trasmette dagli animali (in questo caso i cammelli) all’uomo, e che appartiene alla famiglia dei Coronavirus, che ultimamente abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene.
L’infezione colpisce le vie respiratorie e può manifestarsi in forma lieve, con febbre, respiro affannoso e  tosse, ma in alcuni casi può provocare polmoniti gravi e anche letali. Negli stadi avanzati della malattia compaiono anche sintomi gastrointestinali e insufficienza renale.
Gli anziani e i soggetti fragili sono i più esposti all’infezione.
Il tasso di mortalità, secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) legato al contagio è del 36%, più elevato rispetto ad altri virus influenzali e rispetto allo stesso Sars-Cov-2, che causa la Covid-19. Per fortuna, però, Mers è molto meno contagioso.
Le persone vengono contagiate stando a contatto con i cammelli o consumando alimenti derivati da questi animali, come il latte non pastorizzato.
Non sono disponibili vaccini né terapie specifiche, quindi il trattamento è di tipo sintomatico, rivolto all’attenuazione dei sintomi.
I casi sono tuttavia sporadici, poco frequenti.
Al momento non c’è nessuna vera e propria allerta, è richiesta solo un po’ di attenzione a eventuali sintomi per chi ha viaggiato nelle zone interessate.

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