spot_imgspot_img

Bianca Balti (eCo), il dopo

Qualche giorno fa l'intervento a Los Angeles

Ha condiviso sui social decisioni e timori, rendendo pubblica una scelta privata di fondamentale importanza per la sua salute e contribuendo a riportare l'attenzione sulla prevenzione del tumore al seno su base genetica. La modella Bianca Balti, come ha fatto anni fa l'attrice Angelina Jolie, si è sottoposta nei giorni scorsi a mastectomia preventiva in seguito alla scoperta di mutazione del gene BRCA1, definendosi appunto «prontissima a ridurre del 95% il rischio di ammalarmi di tumore al seno».

Un rischio che viene dai geni

Il 5-10 % dei tumori al seno è su base genetica. Come dire, nel DNA è scritto un rischio molto elevato di ammalarsi. La presenza di più casi di tumore in una stessa famiglia, soprattutto se comparsi in giovane età, può far sospettare la presenza di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. In questi casi, il medico in accordo con il genetista può consigliare l'analisi genetica, che si esegue partendo da un esame del sangue e analizzando il DNA in esso contenuto. Oltre al tumore al seno, le donne che presentano la mutazione di uno di questi due geni possono sviluppare, contemporaneamente o in tempi diversi, anche il tumore all'ovaio. «Due sono le strade per convivere con un rischio di ammalarsi così elevato – dice Francesco Stagno d'Alcontres, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva- rigenerativa ed Estetica (SICPRE) -. La prima è quella di fare la mammografia e l'ecografia ogni 6 mesi, per affrontare eventualmente il tumore in fase precoce; la seconda prevede invece la mastectomia preventiva, o profilattica, intervento che consiste nell'asportazione di entrambe le ghiandole mammarie. In questi casi, inoltre, la comunità scientifica internazionale è concorde nell'indicare, anche se spesso in un secondo tempo, l'asportazione delle tube e delle ovaie, intervento che nelle più giovani pone anche il problema della conservazione della fertilità».

Nelle donne che scelgono la mastectomia si apre poi tutto il capitolo della ricostruzione, un aspetto veramente non secondario alla luce di quella che, di fatto, è un'amputazione.

Le possibilità ricostruttive

Come sempre in medicina (e in chirurgia plastica in particolare) non esiste un caso uguale a un altro e una soluzione adatta a tutti. Premesso questo, si possono riassumere le possibilità ricostruttive in seguito a mastectomia preventiva in due grandi famiglie: utilizzando i tessuti della paziente stessa (ricostruzione autologa, »attingendo» all'addome o alla regione dell'inguine) oppure ricorrendo a dispositivi quali espansori, protesi e matrici dermiche acellulari, membrane di collagene che vengono utilizzate per rivestire la protesi, riducendo la possibilità di complicanze e migliorando la qualità estetica del risultato.

«Se la mastectomia è stata fatta con tecnica conservativa, e quindi mantenendo i tessuti di rivestimento del seno – dice ancora Stagno d'Alcontres, anche professore di Chirurgia Plastica all'Università degli Studi di Messina e direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica presso lo stesso ateneo – è possibile impiantare subito le protesi. Quando invece è stato necessario sacrificare la cute, bisogna innanzitutto inserire gli espansori, dispositivi che vengono progressivamente riempiti di soluzione fisiologica appunto con lo scopo di espandere i tessuti di rivestimento. Dopo 6-12 mesi sarà possibile sostituirli con le protesi definitive». A proposito, definitive ma non per sempre. Come sottolinea Stagno d'Alcontres «le protesi sono dispositivi sicuri ma non eterni: dopo 8 – 10 anni bisogna comunque preventivare di sostituirle».

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli