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Scoperta la proteina che aiuta i tumori ad alimentarsi

Un nuovo obiettivo per le terapie bersaglio

Si definisce angiogenesi lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni a partire da quelli esistenti: si tratta di un processo fondamentale per il nostro organismo, in quanto risulta implicato in vari aspetti come la crescita del tessuto e della cicatrizzazione delle ferite. Tuttavia, anche i tumori possiedono questa capacità e da essa traggono l'alimento necessario per aumentare di dimensioni. L'angiogenesi risulta quindi fondamentale anche per le neoplasie, tanto che sono molti gli studi che si sono concentrati su questo processo per trovare una soluzione della malattia: se si blocca la possibilità di creare nuovi vasi sanguigni al cancro, cosa che gli permette di ricevere ossigeno e nutrimento, si blocca anche la massa, rimanendo dunque più circoscritta e meglio trattabile. Questa la teoria: la pratica però finora non ha portato a ricerche davvero decisive in questo ambito, almeno finora.

Tuttavia, forse una svolta potrà arrivare da uno studio portato avanti dai ricercatori dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che hanno pubblicato i risultati della loro sperimentazione recentemente sulla rivista specializzata Biochimica et Biophysica Acta – Molecular Basis of Disease. Secondo quanto scoperto i tumori, specie quelli solidi, per essere in grado di produrre nuovi vasi sanguigni approfittano dell'aiuto fondamentale di una proteina, denominata Mical2, che potrebbe diventare oggetto di studio di nuove terapie bersaglio di precisione che la prenderebbero come nemico numero 1 da colpire e fermare. Per attingere dal lavoro di questa specie di collaboratore silenzioso le cellule tumorali liberano un segnale dall'endotelio: tale azione deforma i vasi e finisce per catturarli. In questo modo il tumore troverebbe l'approvvigionamento necessario per la sua crescita.

Si tratta di una proteina non espressa nei vasi sanguigni normali, e che invece risulta presente in quelli dei tumori solidi, sia quelli più aggressivi sia quelli meno aggressivi. Per questo motivo il suo ruolo nell'angiogenesi sembrerebbe tanto centrale. Tale scoperta potrà quindi, come detto in precedenza, aprire la strada verso terapie bersaglio più efficaci: fino ad ora gli studi si erano al contrario concentrati sull'altra fase fondamentale dello sviluppo di nuovi vasi sanguigni, ovvero la liberazione del segnale che parte dall'endotelio. Tuttavia, tale strategia si era rivelata più complicata del previsto da seguire, a causa degli effetti indesiderati che i trattamenti scatenavano. 
 

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