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Un antibiotico contro il tumore al seno

Le nuove scoperte in ambito oncologico

Contro il tumore della mammella potrebbe presto venire impiegato un comune antibiotico per combattere l'acne: la doxiciclina, antibiotico appartenente alla classe delle tetracicline. Già, perché questa classe di farmaci, oltre a uccidere i batteri, ha un effetto distruttivo anche sui mitocondri, le 'centrali elettriche' delle cellule, di cui sono molto ricche le cellule staminali neoplastiche, responsabili dell'origine del tumore e delle recidive locali, della resistenza alle terapie e delle metastasi a distanza. Ad aprire la strada a questo possibile utilizzo degli antibiotici è un recente studio pubblicato su Frontiers in Oncology ed effettuato da un team di ricercatori dell'Aoup-Azienda ospedaliero-universitaria pisana, in collaborazione con la University of Salford a Manchester.

I ricercatori inglesi, coordinati da Michael P. Lisanti, studiavano da tempo questo effetto in modelli tumorali in vitro, riconoscendo nella doxiciclina un antibiotico capace di eradicare le cellule staminali neoplastiche in 8 diversi tipi di tumore, compreso il carcinoma della mammella. Questi studi hanno posto le basi per la realizzazione del primo trial clinico sull'utilizzo della doxiciclina in pazienti affette da carcinoma della mammella in stadio precoce e candidate perciò a trattamento chirurgico: ciò è stato fatto nel Centro senologico dell'Aoup diretto da Manuela Roncella. La doxiciclina è stata somministrata in 9 pazienti affette da carcinoma della mammella in stadio precoce, mentre altre 6 pazienti hanno fatto parte del gruppo di controllo: le prime hanno assunto l'antibiotico per i 14 giorni antecedenti l'intervento chirurgico, a una dose giornaliera standard di 200 mg; le altre, invece, sono state sottoposte direttamente a terapia chirurgica.

Ebbene, i tumori delle pazienti del primo gruppo, dopo trattamento con doxiciclina, dimostravano una diminuzione significativa nel marcatore di staminalità, compresa tra il 17,65 e il 66,67%: in sostanza una riduzione media del 40%. I risultati ottenuti da questo studio pilota suggeriscono dunque che le cellule tumorali neoplastiche esprimono selettivamente grandi quantità di proteine correlate al metabolismo mitocondriale. Ciò significa che, se è possibile inibire questo metabolismo, è possibile eradicare le cellule staminali neoplastiche. L'arruolamento di nuovi pazienti potrà permettere di confermare, nei prossimi mesi, questi primi risultati molto promettenti.

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