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Un nuovo farmaco contro il tumore all’ovaio

Così viene affrontato il tumore con i PARP inibitori

Il cancro all'ovaio si è potuto affrontare, per anni, solo mediante chirurgia e chemioterapia: due armi spuntate nei casi di malattia già diffusa. Fortunatamente ormai le strategie stanno cambiando e grazie a una particolare classe di farmaci, i PARP inibitori, il tumore all'ovaio può essere affrontato con buoni risultati. Lo conferma una ricerca, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, secondo cui il farmaco Olaparib riesce a ridurre considerevolmente – si parla di un 70% – il rischio di progressione della malattia o morte nelle pazienti con carcinoma ovarico con mutazione nei geni BRCA.

Alla base dello sviluppo di questa forma tumorale vi sono diversi fattori. Mentre alcuni sono modificabili attraverso lo stile di vita, altri sono presenti sin dalla nascita e non si possono modificare in alcun modo: è il caso di alcune particolari mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, chi le possiede ha maggiori probabilità di sviluppare un tumore all'ovaio. Ciò accade perché questi geni mutati portano alla produzione di proteine che hanno la capacità di riparare i danni al Dna con un’efficienza nettamente inferiore rispetto a quelle prodotte in assenza di mutazione. In tal modo le cellule accumulano più mutazioni, le quali possono portare alla trasformazione tumorale. Purtroppo ad oggi il 70% delle pazienti con carcinoma ovarico in stadio avanzato va incontro a recidiva entro tre anni, mentre il tasso di sopravvivenza a cinque anni è del 20%.

Da alcuni anni gli scienziati sanno che alcune proteine della famiglia PARP sono fondamentali per riparare i danni al DNA, in particolare nelle cellule tumorali dove c’è la mutazione BRCA. Un meccanismo che quando viene inibito porta alla morte di queste cellule a causa di un sovraccarico di errori a livello del Dna. Partendo da questa osservazione, negli anni sono stati sviluppati i PARP inibitori, farmaci capaci cancellare l’effetto riparatorio delle proteine PARP. La loro azione consiste dunque nell’annullamento dei meccanismi di riparazione del Dna nelle cellule neoplastiche dell’ovaio, con la conseguente morte delle cellule malate.

Uno di questi inibitori è appunto Olaparib, un PARP inibitore in fase di sperimentazione da diversi anni. Nella ricerca è stato dimostrato che l’utilizzo di Olaparib, come terapia di mantenimento dopo l’intervento chirurgico e la chemioterapia, è in grado di garantire alle donne un aumento della sopravvivenza libera da malattia mai osservato in precedenza: almeno 3 anni in più rispetto al gruppo che ha utilizzato il placebo. Non solo, dalle analisi a 41 mesi dall’inizio della sperimentazione è emerso un vantaggio significativo nel ridurre il rischio di recidive e morte del 70%.

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