Meglio la macchina dell’uomo nella diagnosi dei melanomi

I vantaggi dell'impiego delle reti neurali in medicina

Todaysalute.it –

Un’ulteriore conferma della superiorità della macchina sull’uomo – quantomeno in certi ambiti – giunge da uno studio di recente pubblicazione su Annals of Oncology: nella diagnosi dei melanomi maligni un software, realizzato ispirandosi al funzionamento del cervello umano (le cosidette reti neurali), ha ottenuto migliori risultati di una sessantina di dermatologi di 17 diversi Paesi.

Si è trattato, dunque, di una vera e propria sfida, svoltasi in due fasi. Nella prima fase computer e umani sono dovuti pervenire a una diagnosi partendo dall’osservazione di 100 immagini di possibili melanomi. Qui è emersa subito una maggiore precisione del software: 95% di successi, contro l’86,6% ottenuto dai dermatologi. Nella seconda fase del test, oltre alle immagini di partenza, i dermatologi potevano consultare anche informazioni cliniche associate alle foto, e ingrandimenti. Ciò ha permesso di migliorare la precisione delle diagnosi: sono stati riconosciuti l’88,9% dei melanomi, ma ancora niente in confronto al 95% ottenuto dal computer.

La rete neurale funziona in autoapprendimento, significa cioè che migliora le proprie abilità (di diagnosi, in questo caso) all’aumentare della propria esperienza. Holger Haenssle, docente di dermatologia dell’Università di Heiderlberg e primo autore dello studio, ha allenato la rete neurale sottoponendole oltre 100mila immagini di nei e melanomi, insieme alla corretta diagnosi: ad ogni immagine esaminata il sistema ha migliorato la propria capacità di diagnosi e, a quel punto, è stata in grado di individuare il melanoma da sé, ottenendo quelle altissime percentuali di risultato. La rete neurale ha anche mostrato una maggiore specificità, ossia una minore propensione a scambiare per melanomi dei nei innocui, errore che può portare a operazioni di rimozione chirurgica non necessarie.

La precisione nelle diagnosi è cruciale in una malattia come il melanoma che può essere curata se individuata in tempo, ma in molti casi è diagnosticata solo quando l’attività cancerosa è avanzata e più difficile da trattare. Lo studio ha però anche alcuni limiti di cui tenere conto, come il fatto che i medici sapessero che le loro decisioni diagnostiche servivano soltanto per un esperimento e non per risolvere situazioni di vita o di morte per il paziente.

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