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Un probiotico contro le coliche dei neonati

Un disturbo che colpisce il 10% dei piccoli

Le coliche del neonato sono un disturbo che affligge il 10% della popolazione infantile nei primi mesi di vita e che porta il piccolo a un pianto inconsolabile, spesso difficilmente e faticosamente gestibile da parte dei genitori. Scatenate da da attacchi di dolore addominale acuto, durante i quali il bambino si contrae tirando le gambe verso l'addome, queste coliche gassose non sono comunque pericolose e, tendenzialmente, spariscono da sole già dopo i tre/quattro mesi di età. 

La scienza non è ancora riuscita a identificare le esatte cause d'origine di questi disturbi dolorosi neonatali, le coliche del neonato rimangono pertanto un fenomeno para-fisiologico  ad eziologia incerta e multifattoriale. Oltre a ciò, sino ad oggi non erano ancora stati individuati trattamenti realmente effiaci per affrontare le crisi; ma un recente studio dell’australiano Murdoch Children’s Research Institute sembra ora aprire nuovi scenari in tal senso: un team di ricercatori avrebbe infatti scoperto che un particolare probiotico, il Lactobacillus reuteri, se assunto dai neonati con meno di tre mesi riesce a ridurre le coliche e dunque il pianto

Dallo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics, è emerso che dopo soli 21 giorni di trattamento il probiotico riesce a ridurre il pianto persino del 50%. Tuttavia, è importante sottolinearlo, il Lactobacillus reuteri pare efficace soltanto sui neonati allattati esclusivamente al seno mentre non ci sono evidenze che funzioni anche su quelli allattati artificialmente.

Da una meta-analisi della University of Warwick, in Gran Bretagna, è emerso che mediamente i neonati piangono, a causa delle coliche, per un paio di ore al giorno nelle prime due settimane di vita; dopodiché, dalla terza alla settima settimana, per 2 ore e 15 minuti; per poi ridurre progressivamente fino a 1 ora e 12 minuti alla dodicesima settimana. Le maggiori durate di pianto colitico, riconosciuto tale sulla base dei criteri di Wessel (condivisi in tutto il mondo) e identificato per oltre 3 ore al giorno per almeno 3 giorni a settimana, sono dei neonati inglesi (il 28% dei neonati di 1-2 settimane di vita), seguiti dai canadesi (34,1% a 3-4 settimane), terzi gli italiani (20,9% a 8-9 settimane di vita).

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