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L’aspirina per prevenire il tumore gastrico

Rischi ridotti del 34%

Le proprietà dell’aspirina in termini di prevenzione dei tumori sono, almeno in parte, già note al mondo scientifico; ulteriori conferme, questa volta per ciò che concerne il carcinoma gastrico, giungono ora dalla Spagna: sembra infatti che alcuni ricercatori iberici siano riusciti a individuare  una relazione tra la riduzione del rischio di tumori gastrici e l’assunzione di aspirina.
Lo studio degli scienziati, presentato all’ultimo Congresso della United European Gastroenterology, sostiene che l’assunzione di aspirina – per almeno sei mesi – riduce il rischio di contrarre varie forme tumorali. La ricerca, della durata di oltre dieci anni, ha messo in evidenza che questo tipo di antinfiammatorio pare essere particolarmente efficace per contrastare i tumori gastroenterici; ma sembra che sia in grado di ridurre il rischio, anche se in misura minore, dell’insorgenza altri tipi di neoplasie come le leucemie, i tumori al polmone e quelli prostatici.
Secondo i risultati ottenuti dalla ricerca, condotta su oltre 600mila persone e presentata all’ultimo congresso della United European Gastroenterology, l’aspirina ridurrebbe del 47% il rischio di contrarre un cancro al fegato o all’esofago, del 38% la possibilità dell’insorgenza di tumori gastrici, del 34% per ciò che riguarda quelli del pancreas e del 24% i rischi di tumore al colon-retto.
La brutta notizia è che il farmaco non sembra essere in grado di prevenire forme tumorali aggressive come il cancro al seno, ai reni, alla vescica e il mieloma multiplo. A parte questi rari casi, l’assunzione dell’aspirina aiuterebbe sì a dimezzare il rischio di contrarre varie forme cancerogene, ma solo nei soggetti predisposti ed è importante che ogni caso vada valutato dal proprio medico curante. Va precisato, infatti, che si tratta pur sempre di un farmaco e per tale motivo non è esente da effetti collaterali; effetti che sono ancora poco noti, tanto che la scommessa del mondo scientifico per il futuro prossimo è stabilire il rapporto rischio/beneficio, che deve tener conto del reale effetto anti-cancro dei FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) e dei loro possibili effetti collaterali, nonché la dose efficace a cui eventualmente somministrarli.

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