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Nuove speranze di cura per il cancro del pancreas

Un approccio che mira ad eliminarne le cellule aggressive

Dagli Stati Uniti, in particolare dall’MD Anderson Cancer Center di Houston, giunge un’importante scoperta in ambito oncologico: un gruppo di ricercatori americani, in collaborazione con alcuni colleghi della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, è riuscito a individuare il meccanismo che regola il comportamento aggressivo di uno dei tumori più difficili non solo da curare ma anche da diagnosticare, il cancro al pancreas.

E’ il professor Alessandro Sgambato, ordinario di Patologia generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a spiegare cioè che il team italo-americano ha scoperto: «lo studio ha permesso di identificare un nuovo meccanismo di ‘carcinogenesi’ che coinvolge diverse sub-popolazioni di cellule con differente aggressività, suggerendo nuovi approcci terapeutici mirati a eliminare le cellule tumorali più aggressive responsabili della progressione della malattia».

Purtroppo, le cellule tumorali che si sviluppano nel pancreas si diffondono con grande facilità ai linfonodi vicini e ad altri organi, come i polmoni e il fegato, oppure nell'addome, dove danno luogo alla cosiddetta carcinosi peritoneale. Inoltre, il tumore del pancreas ‘non si fa sentire’ fino a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli o finché non ostruisce vasi sanguigni importanti. Ciò, insieme alla posizione e ai rapporti dell'organo con gli altri organi dell'addome, rende il tumore del pancreas una delle forme di neoplasia più difficili da curare.

Pertanto c’è sempre molto interesse nella comunità scientifica per l’identificazione di nuove strategie terapeutiche che possano migliorare la gestione di questa patologia e alleviare le sofferenze dei pazienti.

Recentemente è stato realizzato un altro studio che dà nuove speranze per combattere il tumore al pancreas. Si tratta di una ricerca dell’Istituto di nanotecnologia del Cnr in collaborazione con l’Università della Calabria, pubblicata su Scientific Reports, che ha portato all’individuazione di una molecola, la trifluoperazina, utilizzata da tempo per curare l’ansia, che «si è rivelata in grado – spiega Bruno Rizzuti, del Cnr-Nanotec – di interferire nell’attività di una proteina a struttura disordinata, la Nupr1, coinvolta nei processi di sviluppo del tumore al pancreas».

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