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Il 90% dei nuovi studi descrive male gli effetti collaterali

Ricerche riguardanti target therapies e immunoterapia

In questa sede parliamo spesso, anzi sempre, di ricerca scientifica: cerchiamo di andare a carpire quali siano le novità più interessanti della sperimentazione a carattere medico, quali nuovi passi avanti stiamo facendo sul fronte del benessere e della lotta alle malattie, per poi sottoporle al lettore nella maniera più chiara possibile e così come le leggiamo. È fondamentale rimanere aggiornati e consapevoli a riguardo: sapere come affrontare un problema, quali sono le nostre opzioni, sapere soprattutto che ci sono persone esperte che lo stanno studiando al fine di sconfiggere i nostri patimenti, di qualsiasi natura essi siano, dovrebbe aiutarci a fronteggiare nel migliore dei modi una condizione. A patto, però, che le sperimentazioni in questione siano precise riguardo i risultati che restituiscono.

Purtroppo, in verità, non sempre lo sono: le tempistiche con cui una determinata scoperta può ripercuotersi positivamente sulla nostra vita di tutti i giorni spesso ci sfuggono; su alcune ricerche, poche per fortuna, aleggia il sospetto del conflitto d'interessi; mentre altre, purtroppo molte di più, sottovalutano quelli che sono gli effetti collaterali dei nuovi farmaci. Secondo un'analisi mostrata durante il Congresso della Società Europea di Oncologia, di scena a Copenhagen, nove sperimentazioni su dieci falliscano nel segnalare correttamente l'azione indesiderata delle terapie più recenti. Un esempio su tutti è l'immunoterapia: esiste grande entusiasmo intorno a quanto questo nuovo trattamento possa cambiare radicalmente il modo in cui curiamo il cancro, tuttavia non sono sempre chiari gli effetti collaterali che una tale rivoluzione porta con sé.

D'altronde, l'azione indesiderata dei farmaci che si assumono è uno degli aspetti che più spaventa nella battaglia contro il tumore. Debilitazione, perdita di capelli, nausea: sono tutti effetti collaterali piuttosto noti della chemioterapia. Effetti collaterali che sovente inficiano sulla qualità di vita del paziente e spaventano, e che convincono più di una persona a rivolgersi a metodi di medicina alternativa non riconosciuti e non efficaci per curarsi. Dunque, come affermato da Paolo Bossi, dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano, «descrivere chiaramente l’entità e la durata delle conseguenze indesiderate delle terapie è un passaggio fondamentale. Per i medici che utilizzeranno quel farmaco, per poter valutare se è indicato o meno per il singolo paziente e per essere in grado di gestire la situazione al meglio. Ma anche per i malati stessi, che devono poter essere informati su cosa attendersi quando iniziano una cura, per poterne valutare pro e contro». E invece, su 81 sperimentazioni condotte tra il 2000 e il 2015 analizzate dallo studio, nel 90% dei casi non venivano descritti correttamente gli effetti collaterali; nell'86% non se ne descriveva la tempistica; nel 75% venivano citati solo quelli maggiormente frequenti. Una lacuna importante, visto che messi insieme questi trials riguardano oltre 45 mila malati.

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