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Lotta contro il cancro: nuove conferme dalla immunoterapia

Una svolta epocale nel trattamento oncologico

In questi giorni i riflettori della comunità scientifica risultano tutti puntati su Copenhagen: nella capitale danese è infatti in corso il Congresso della Società Europea di Oncologia Medica, per fare il punto della situazione della lotta contro il cancro. Fortunatamente, le notizie che arrivano sono confortanti: varie ricerche hanno evidenziato come l'immunoterapia, una nuova pratica per il trattamento dei tumori, stia dando ottimi risultati, tanto che da più parti si parla di cambiamento epocale imminente nella concezione della cura delle neoplasie. Particolarmente importanti le statistiche che giungono dallo studio Keynote-024, pubblicate recentemente sulla rivista specializzata The New England Journal of Medicine: l'immunoterapia sarebbe in grado di ridurre del 40% il rischio di mortalità in caso di tumore al polmone e migliorare del 50% la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla tradizionale chemioterapia.

I riflettori sono puntati su una molecola, il Pembrolizumab, che testato su 305 pazienti con neoplasia al polmone in fase avanzata provenienti da 16 paesi differenti ha evidenziato una sopravvivenza libera da progressione di più di 10 mesi: con la chemioterapia questo dato si attesta intorno ai 6 mesi. Buoni anche i dati relativi alla sopravvivenza globale a 6 mesi: con il nuovo farmaco aumenta infatti dell’80,2% rispetto al 72,4%. Rispetto alla chemioterapia, l'immunoterapia risulterebbe non solo maggiormente efficace, ma anche più tollerabile dall'organismo, dando origine a minori effetti collaterali, per una tecnica che con tutta probabilità rivoluzionerà il trattamento oncologico: il suo obiettivo è infatti non quello di attaccare direttamente le cellule neoplastiche, ma di insegnare al sistema immunitario come riconoscerle e distruggerle.

Sempre secondo quanto emerso durante il corso del Congresso, l'immunoterapia si è rivelata efficace non solo per quel che riguarda la cura del cancro al polmone ma anche altri tipi di tumori, come quello al fegato, alla testa, al collo, al rene, al colon, alla vescica, il melanoma e il mieloma. La sua applicazione sembrerebbe talmente ampia che si starebbero avviando molte sperimentazioni nel mondo per testarla anche sulle neoplasie più rare, come i sarcomi o i tumori pediatrici. La speranza di aver trovato finalmente la chiave di volta della lotta contro il cancro cresce, tuttavia occorre ancora rimanere coi piedi per terra: saranno infatti necessari ulteriori studi per verificarne l'efficacia e la sicurezza, inoltre purtroppo non tutti i pazienti sono adatti a ricevere questo tipo di terapia. Ciò nonostante, regna un cauto, giustificato ottimismo.

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