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Il «Premio Zanibelli – Leggi in Salute» è quel riconoscimento, giunto alla sua quarta edizione, che ogni anno va a premiare opere letterarie con tematiche di tipo sanitario: un genere forse poco frequentato dagli amanti dei best seller come «Harry Potter» e «Cinquanta Sfumature di Grigio», ma che tuttavia aiuta a sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo argomenti molto importanti. D'altronde, la storia delle persone che passano attraverso la battaglia contro la malattia, o condizioni debilitanti, e hanno non solo la forza ma anche il coraggio di scriverne, è di sicura ispirazione per tutti gli altri. Istituito nel 2013 da Sanofi, si pone come obiettivo quello di promuovere e sostenere la letteratura di salute come strumento di cura nel percorso della malattia.
Quest'anno la giuria si è lasciata conquistare da tue opere che parlano dei drammi della terza età e di quelli dell'adolescenza: in una splendida cerimonia tenutasi presso Palazzo Farnese, sono state infatti premiate per la categoria Senior Cristian Petit; e per la categoria Esordienti, cui prendevano parte i giovani scrittori al di sotto dei 35 anni, Michela Boero. Cristina Petit ha trionfato con il libro dal titolo «Salgo a fare due chiacchiere»: basato su una storia vera, la trama racconta la tragedia di Irene, una ragazza che si trova a fare i conti con un padre in stato vegetativo. Attorno a questa tragedia si muovono anche le vicissitudini di altri personaggi dell'opera, come Anna e Greg, due liceali che scelgono di fare volontariato proprio all'interno dell'ospedale in cui il padre di Irene è ricoverato. Le loro esperienze si intrecceranno assieme a quelle degli altri volontari e dei medici, per una storia che racconta ciò che succede nel corso di un anno che cambierà la vita di tutti i protagonisti.
Per la categoria Esordienti, invece, ad essere premiata è stata Michela Boero con «Briciole di me», un diario autobiografico che racconta le difficoltà di un'adolescente alle prese con un grave problema: l'anoressia. Piccole battaglie quotidiane, ansie, paure, ma anche sogni, aspirazioni, obiettivi: all'interno del romanzo di Michela c'è quel concentrato di emozioni in cui specie chi ha vissuto il trauma del disturbo alimentare, ma in generale un po' tutti i giovani, chi più chi meno, possono rispecchiarsi. Entrambe le donne hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento direttamente dalle mani del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che non ha mancato di affermare come il premio rappresenta la forza delle parole, quelle fanno comprendere la malattia, sia per chi è malato che per chi non lo è: le parole che curano e che guariscono.



