Un farmaco contro l’artrite reumatoide cura l’alopecia

Una nuova strada per la cura della calvizie autoimmune

Todaysalute.it –

Cos'hanno in comune l'artrite reumatoide e la perdita dei capelli? Apparentemente ben poco. La prima è una grave patologia cronica, di origine infiammatoria e autoimmune, che colpisce le articolazioni sinoviali: provoca forti dolori e persino deformazioni. La calvizie è oramai un problema più estetico che medico: sebbene ultimamente sia stata sdoganata, soprattutto negli uomini, e venga considerata da alcune donne anche come un segno di virilità, per molti vedere i propri capelli diventare sempre più radi rappresenta ancora una piccola tragedia personale. L'artrite reumatoide colpisce circa tra l'1% e il 2% della popolazione, in prevalenza donne sopra i 55 anni: è salita prepotentemente alla ribalta nell'opinione pubblica ultimamente a causa della morte della famosa comica e attrice Anna Marchesini, che ha combattuto a lungo contro la patologia, rimanendo anche lontana dalle scene per tanto tempo. L'alopecia colpisce la maggior parte degli esseri umani nel corso della loro esistenza, ed è più comune nei maschi che nelle donne: colpisce infatti il 70% degli uomini, contro il 40% delle donne.

Per tornare alla domanda iniziale, sembra proprio che le due condizioni non abbiano niente a che spartire. Tuttavia, uno studio congiunto della Yale University, condotto in collaborazione con i colleghi della Stanford e pubblicato sulla rivista specializzata JCI Insight, ha trovato un punto in comune: sarebbe un vecchio farmaco, il tofacitinib, utilizzato tuttora per la cura della patologia autoimmune. Secondo i ricercatori in questione, infatti, la molecola sarebbe in grado di promuovere la ricrescita dei capelli nel 50% delle persone su cui è stata testata, tutti individui affetti da alopecia aerata. Anche quest'ultima è una malattia autoimmune: il sistema immunitario va a colpire i follicoli piliferi, causando la progressiva perdita non solo dei capelli, ma anche delle ciglia, delle sopracciglia e dei peli. Si distingue dunque dalla classica calvizie, le cui ragioni sono per lo più di origine ormonale.

Vale in questa sede la pena ricordare che allo stato attuale non esiste un vero e proprio trattamento per l'alopecia aerata: dunque, per tutti quelli che ne sono colpiti, il risultato ottenuto dalla ricerca in questione rappresenta una notizia molto positiva. La molecola agisce andando ad inibire la produzione di alcune sostanze che promuovono i processi infiammatori, cosa che rende il tofacitinib utile anche in caso di psoriasi e vitiligine. Su 660 pazienti affetti da alopecia aerata che hanno partecipato allo studio, addirittura il 50% ha visto una progressiva ricrescita dei capelli. Tuttavia occorre limitare l'utilizzo del farmaco, a causa degli effetti collaterali che può produrre. Insomma, forse la scoperta non rappresenta la chiave di volta della patologia, ma può aprire una nuova strada e un nuovo modo di pensare al trattamento di questo particolare tipo di calvizie.

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