spot_imgspot_img

Tumore della prostata: i cani sanno fiutarlo con precisione

I migliori amici dell'uomo presto in corsia?

I cani sono davvero i migliori amici dell'uomo: non già dell'essere umano in senso lato, quanto del maschio, se è vero che sono in grado di fiutare con grande precisione se una persona è affetta da tumore alla prostata o meno. Secondo uno studio scientifico del dottor Gianluigi Taverna, condotto in collaborazione col Centro Militare Veterinario di Grosseto e patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa, i quadrupedi se opportunamente addestrati sarebbero capaci di diagnosticare la neoplasia fiutando le urine dei pazienti, con un grado di accuratezza che sfiorerebbe addirittura il 98%. I cagnolini-medici hanno avuto modo di dimostrare la propria abilità e dimestichezza col problema durante i giorni scorsi a Firenze, in occasione del Forum della Leopolda riguardante la sostenibilità della sanità.

Occorre in questa sede ricordare come il tumore della prostata sia, escludendo i carcinomi della cute, il tipo di neoplasia più frequentemente diagnosticata in assoluto tra gli uomini, con un'incidenza del 20%: risulta particolarmente pericoloso, in quanto nelle sue prime fasi si presenta generalmente come asintomatico. Solo quando la malattia comincia a crescere dà luogo a effetti collaterali che possono agire come spia del problema, tra cui difficoltà e dolorosità della minzione, frequente necessità di urinare, presenza di sangue e disfunzioni di tipo sessuale. Per questo motivo, avere un alleato in grado di riconoscere questo tumore con grande precisione già nelle sue fasi iniziali potrebbe rappresentare un'autentica svolta nella cura e la prevenzione di questo tipo di neoplasia.

Protagonisti di questo studio sono tre pastori tedeschi di età compresa tra 1 e 6 anni: Zoe, Liu e Jack. Il dottor Gianluigi Taverna, responsabile dell'Unità di Urologia presso la Humanitas Mater Domini di Castellanza, ha sottoposto i cuccioli ad un rigoroso addestramento, al termine del quale ha dimostrato come fossero oramai in grado di riconoscere a naso quelle sostanze volatili specifiche prodotte dal tumore della prostata con una precisione che supera di gran lunga quella dell'antigene specifico utilizzato per il primo campionamento bioptico. D'altronde, non è la prima volta che si studia il fenomenale fiuto dei cani per ipotizzarne un utilizzo in medicina: in Gran Bretagna non è infrequente trovare i nostri amici quadrupedi in corsia. In effetti, non sono pochi i proprietari di cuccioli che affermano di aver scoperto di soffrire di una neoplasia grazie allo strano comportamento dei loro animali: un esempio su tutti è quello del dobermann Troy, che strofinandosi con insistenza al fianco sinistro della padrona le ha fatto capire la presenza di un nodulo, rivelatasi poi una neoplasia aggressiva in stadio avanzato.

spot_imgspot_img

Articoli correlati

spot_img

Ultimi articoli