Il Mantegna dipinse la neurofibromatosi nel 1400

Un artista dall'occhio clinico

Todaysalute.it –

I grandi artisti riescono con pochi colpi di pennello a ritrarre praticamente tutte le espressioni con cui il volto umano è solito esprimere la complessità delle proprie emozioni. Così amore, sofferenza, spensieratezza, preoccupazione diventano chiaramente riscontrabili anche dall'occhio più sprovveduto e digiuno di mostre. Sicuramente tra i grandi pittori italiani si può citare Andrea Mantegna, colui che secondo quel che disse Ulisse degli Aleotti «scolpì in pittura». Tra le sue opere più famose e apprezzate si può citare senz'altro «La Camera degli Sposi», affresco prodotto tra il 1465 e il 1474 che si può ammirare al Palazzo Ducale di Mantova. Questo autentico capolavoro, celebrazione della famiglia Gonzaga in occasione della nomina a cardinale di Francesco, presenta numerosi personaggi: dai volti di ciascuno emergono tratti distintivi, e in particolare da quello della figura fantesca sarebbero chiaramente riscontrabili tratti tipici di una malattia che verrà scoperta solo il secolo successivo.

La patologia in questione è la neurofibromatosi, malattia ereditaria che colpisce le cellule nervose e muco-cutanee caratterizzata dalla presenza di numerosi tumori benigni della pelle e del tessuto nervoso. I segni più evidenti di una tale condizione sono delle macchie, solitamente color caffelatte, sulla superficie cutanea: generalmente si inizia a sospettare della malattia se sono almeno sei. Ebbene, secondo lo studio del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell'Università di Torino, pubblicato in questi giorni sulla rivista specializzata The Lancet Neurology, la mano del Mantegna sarebbe stata talmente precisa e perfetta nel descrivere ciò che il pittore aveva davanti agli occhi dal riprodurre esattamente i sintomi della neurofibromatosi in uno dei personaggi del celebre affresco.

In particolare, la figura fantesca ne presenta proprio i tipici tratti distintivi: cinque neurofibromi sul viso, un neurofibroma sul dorso della mano destra, almeno altri cinque sulle guance e sul mento. La precisione del Mantegna sarebbe stata tale da descrivere un altro sintomo tipico della patologia: i noduli di Lisch, ovvero delle piccole escrescenze sull'iride dell'occhio. Una significativa riduzione della statura, al limite del nanismo ipofisario, ne conclude l'aspetto. Probabilmente, se la figura fantesca fosse contemporanea, se sottoposto a visita specialistica, con gli strumenti di cui disponiamo oggigiorno, qualsiasi medico avrebbe potuto stabilire con certezza la diagnosi di neurofibromatosi di tipo 1: sfortunatamente per il personaggio dell'affresco, però, la malattia sarà scoperta solo parecchi anni dopo dal naturista bolognese Ulisse Aldrovandi, che la descrisse per la prima volta nel 1592. Si può dunque affermare che il Mantegna avesse un occhio davvero clinico.

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