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«Quello che viviamo, ogni ricordo, è più importante condividerlo che viverlo: vorrei ma non posto». Così recita una delle hit dell'estate 2016, una collaborazione tra i rapper J-Ax e Fedez. Siamo così dipendenti da Facebook e social? Probabilmente sì, visto quanto si è diffusa la moda del selfie. Però è anche vero che, se esiste questo legame oramai inscindibile tra il nostro io analogico e quello virtuale, un motivo ci sarà. E sicuramente la ragione non sta semplicemente in quello che ha detto Mark Zuckerberg in visita a Roma nelle settimane scorse, cioè che FB unisce le persone anziché dividerle: la motivazione, in buona sostanza, è che se anche non lo ammettiamo le interazioni sui social ci rendono felici.
Almeno, questa è l'opinione dei ricercatori della Carnegie Mellow University, che hanno condotto uno studio comparso in questi giorni sulla rivista specializzata Journal of Computer-Mediated Communication. Secondo quanto evidenziato dalla sperimentazione in questione, ricevere tanti messaggi e commenti rende una persona più felice ed appagata, tanto da essere paragonabile per potenza ad eventi un tempo considerati irripetibili nella vita, quali il matrimonio o la nascita di un figlio. Ovviamente per raggiungere un tale grado di intensità servono relazioni frequenti sui social: la soglia individuata dai ricercatori è di 60 tra messaggi o commenti ricevuti da amici nell'arco di un mese. Solo così è possibile arrivare al livello di benessere ottimale.
Quindi essere poco popolari è sinonimi di depressione? La domanda è giustificata, ma gli scienziati non si spingono a tanto. Tuttavia è indubbio che Facebook e gli altri social network abbiano oramai un profondo impatto psicologico sulla stragrande maggioranza delle persone, impatto studiato a più riprese da diverse equipe scientifiche. Ciò nonostante, solitamente queste sperimentazioni evidenziano gli effetti collaterali di una tale dipendenza, che si ripercuote su autostima, sicurezza e capacità di intrattenere relazioni sociali vere e proprie. Invece, gli esperti del Carnegie si sono concentrati, per una volta, sui lati positivi dell'essere perennemente connessi, conducendo uno studio su quasi 2000 utenti di 91 paesi differenti. Dei volontari, coloro i quali ricevevano il numero più alto di commenti o messaggi dimostravano di essere anche i più in salute dal punto di vista del benessere emotivo. Indi per cui, viva le condivisioni!



