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La ricerca scientifica ha messo nel mirino il virus Zika, tanto che ormai non passa giorno senza che vi sia una novità riguardo gli effetti collaterali della malattia, o possibili nuove speranze per curare la stessa. L'infezione veicolata dalle zanzare di genere Aedes, ritenuta responsabile del forte aumento dei casi di microcefalia infantile in Brasile, laddove l'epidemia è scoppiata, spaventa talmente l'opinione pubblica che alcuni atleti hanno addirittura rinunciato ai Giochi Olimpici 2016 di Rio, la più importante e prestigiosa manifestazione sportiva. Timore assolutamente fondato alla luce di un nuovo studio comparso sulla rivista specializzata Cell Stem Cell, in cui si evidenzia come lo Zika non sia pericoloso solo per le donne in dolce attesa, in quanto passerebbe ai feti causando malformazioni di grave natura, ma anche per tutti gli adulti, in quanto può provocare danni neurologici simili a quelli del morbo d'Alzheimer.
L'urgenza di una cura è quantomai pressante: sono tantissime le equipe impegnate a mettere al vaglio vari trattamenti per bloccare sul nascere l'epidemia. Uno studio in particolare ha suscitato di recente l'interesse della comunità scientifica. Secondo una sperimentazione dei ricercatori della Johns Hopkins University, in collaborazione con la Florida State University e il National Institute of Public Health, pubblicato su Nature Medicine, un possibile aiuto a tutte le persone infettate dal temibile virus può giungere da un farmaco, il Niclosamide, solitamente utilizzato per curare la tenia. Questo vermifugo, in test di laboratorio, si è infatti rivelato molto efficace per fermare lo Zika: per di più, il suo principio attivo si è rivelato innocuo anche per quel che concerne l'assunzione in gravidanza, sebbene solitamente per questioni di sicurezza si raccomanda di evitarne l'utilizzo durante i primi tre mesi.
Per giungere a questa conclusione, gli esperti in questione hanno analizzato ben 6000 composti già approvati dalla Food and Drugs Administration o al più in via di approvazione, di modo da accorciare il più possibile le tempistiche: possono volerci infatti anni, se non decenni, per sviluppare un nuovo farmaco dal nulla. Occorreranno nuovi test, in particolare trial su animali ed esseri umani, ma i primi risultati sembrano confortanti. Si tratta di un passo in avanti nella comprensione di un virus che purtroppo si sta diffondendo, secondo i dati in possesso della World Health Organization: in primo luogo a causa della trasmissione tramite rapporti sessuali con individui che non presentano sintomi rilevanti, mentre in seconda battuta per la crescita della presenza endemica di zanzare di tipo Aedes portatrici della malattia anche al di fuori dell'America Latina.



