Todaysalute.it –
L'epidemia del virus Zika rappresenta un'emergenza sanitaria relativamente nuova: essendo tale, è dunque comprensibile che per la comunità scientifica sia stata per un lungo periodo una specie di punto interrogativo. Ciò nonostante, lentamente, gli studi a riguardo stanno dipanando tutti i dubbi e le sfaccettature intorno all'infezione provocata dalla puntura della zanzara di genere Aedes: dalla possibile trasmissione per via sessuale alle complicazioni che essa può portare con sé, specie per quanto concerne le donne in gravidanza. È soprattutto su quest'ultimo punto, forse il più inquietante dell'epidemia di Zika, che si concentrano i timori dell'opinione pubblica: nei paesi più colpiti dal virus, infatti, si è registrato contestualmente un significativo aumento dei casi di microcefalia infantile e di bambini nati con gravi malformazioni.
Fino ad oggi non era chiaro il motivo per cui le due cose fossero legate, ovvero il meccanismo con cui lo Zika scatena tali effetti collaterali sui feti. Tuttavia, uno studio dei ricercatori della University of Southern California ha dipanato anche questo mistero, andando a riempire un tassello fondamentale nella comprensione del puzzle rappresentato dal virus. Gli esperti in particolare hanno individuato le due proteine che sarebbero responsabili delle menomazioni: tali proteine, denominate NS4A e NS4B, riuscirebbero a penetrare le barriere del cervello e prendere in ostaggio alcune cellule, di modo da impedirgli il normale sviluppo e la seguente differenziazione in neuroni.
Si tratta di una scoperta molto importante: ora che la comunità scientifica conosce il meccanismo alla base della microcefalia indotta dall'infezione, sarà possibile sviluppare farmaci appositi che neutralizzino questo processo. Una necessità piuttosto impellente, visto che il numero di infezioni causate da zanzare autoctone sta aumentando anche negli Stati Uniti e rischia di diffondersi in tutto il mondo. Tuttavia, purtroppo, la microcefalia non sarebbe l'unico difetto che il virus produce sul feto: uno studio recente ha infatti stabilito che lo Zika può causare anche anomalie alle articolazioni di mani, braccia, gambe, piedi e dita, bloccandole in una posizione contorta. La condizione, conosciuta come artrogriposi, causa gravi impedimenti al bambino, che deve ricorrere subito dalla nascita a fisioterapia e eventuali interventi chirurgici correttivi per ovviare al problema. Si tratta solo dell'ultima di una lunga serie di effetti collaterali che l'infezione scatena sui feti, cosa resa ancor più inquietante dal fatto che la maggior parte delle volte la donna in gravidanza non presenta alcun sintomo rilevante del virus.



