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Quando ci alziamo la mattina può capitare di avvertire un profuso senso di rigidità e dolore, specie articolare, cosa che rallenta non di poco la nostra routine al risveglio. Sarà l'età che avanza? O il materasso da cambiare? Niente di tutto ciò. Secondo i ricercatori della Manchester University, il problema sarebbe da imputare al fatto che le riserve naturali di ibuprofene, sostanza utilizzata anche come principio attivo di farmaci analgesici ed antinfiammatori, non avrebbero ancora iniziato a fare effetto nel nostro organismo: il nostro orologio biologico sopprime infatti la proteina durante il sonno, dunque quando ci svegliamo e iniziamo a muoverci il nostro corpo, pur cercando di recuperare, inizialmente non può fare a meno di sentirsi indolenzito.
Come spiegato sulla rivista specializzata della Federation of American Societies for Experimental Biology, dove l'analisi degli esperti britannici è stata pubblicata, si tratta di una scoperta particolarmente importante, che può aprire una nuova strada verso il concepimento di farmaci per il trattamento di patologie infiammatorie come, per esempio, l'artrite. Conoscere il ruolo del nostro orologio biologico e di come esso sia implicato nei processi infiammatori, inoltre, può portare ad una nuova routine, in cui i medicinali vengono somministrati a diverse ore del giorno di modo da essere maggiormente efficaci. Visto quanto affermato sugli Annals of the Rheumatic Diseases, secondo cui circa l'80% dei britannici soffrirebbe almeno una volta nella vita di mal di schiena per un certo periodo, si capisce bene come l'analisi potrebbe avere fortissime implicazioni.
Nel frattempo un nuovo medicinale per l'artrite, concepito dalla casa farmaceutica francese Sanofi e denominato Sarilumab, è attualmente al vaglio della European Medicines Agency, l'organizzazione che autorizza la commercializzazione di farmaci nell'UE e in Gran Bretagna. I trial clinici si sono dimostrati particolarmente promettenti, specie per i pazienti che soffrono di artrite reumatoide, patologia salita alla ribalta ultimamente per la scomparsa prematura della grande attrice italiana Anna Marchesini. Dei 3300 pazienti su cui è stato testato, il Sarilumab è risultato efficace per il 61%: dopo 24 settimane di trattamenti, questi volontari hanno mostrato notevoli miglioramenti. Il problema sembrerebbe comunque il costo del medicinale, circa 10 mila sterline l'anno per ciascun malato: una cifra non facile da coprire.



