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In questi giorni le cronache hanno riportato la triste notizia della prematura scomparsa di una delle più grandi artiste del teatro e della televisione italiana: Anna Marchesini. Storico membro del Trio composto, assieme a lei, da Tullio Solenghi e Massimo Lopez, i suoi personaggi sono rimasti nell'immaginario collettivo e hanno fatto sorridere indistintamente diverse generazioni di fans. Sfortunatamente, Anna da tempo soffriva di una malattia che l'aveva costretta a diminuire notevolmente la sua presenza sul palcoscenico: una patologia che le procurava dolori intensi, e che al termine della vita l'aveva addirittura costretta a recitare seduta. Si tratta dell'artrite reumatoide, condizione che colpisce circa 250-300 mila italiani e su cui ultimamente è aumentata la sensibilità dell'opinione pubblica, anche grazie al coraggio con cui Anna Marchesini l'ha affrontata, scrivendo addirittura un libro a riguardo, dal titolo Moscerine.
Ma di cosa si tratta, e come riconoscerla? L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria autoimmune, che colpisce prevalentemente le articolazioni sinoviali, causando su di esse deformazione e dolore, fino alla perdita della loro normale funzionalità. Il trattamento farmacologico e fisico previsto in risposta a questa malattia, purtroppo, è in grado di sopprimerne i sintomi: tuttavia, sovente risulta difficile rallentarne o arrestarne il decorso. Si tratta di una patologia che generalmente colpisce le donne, con un rapporto rispetto all'uomo di 4 a 1. Secondo quanto affermato ad Adnkronos Salute da Gianfranco Ferraccioli, ordinario di Reumatologia della Fondazione Policlinico Gemelli-Università Cattolica, i passi avanti sono stati comunque notevoli: dal 2010 esistono metodi che semplificano il riconoscimento dell'artrite reumatoide per permettere un trattamento precoce. In precedenza, potevano passare anni di dolori e difficoltà crescenti prima di giungere alla corretta diagnosi.
Ed il fattore tempo rappresenta in effetti un aspetto fondamentale nel trattamento della malattia: i pazienti che cominciano le cure 12 mesi dopo la comparsa dei primi sintomi presentano una percentuale di mortalità 3 volte superiore, a causa delle complicazioni respiratorie e cardiovascolari connesse alla patologia. I continui peggioramenti della salute possono portare ad uno stravolgimento della vita del paziente, che progressivamente è costretto ad abbandonare l'idea di hobby e viaggi, cosa che produce un impatto tremendo sull'umore. Al contrario, il 50% di quelli su cui si interviene entro 12 settimane testimoniano una remissione, e addirittura il 25% può smettere di assumere farmaci dopo un anno, come se fossero guariti. Attenzione dunque ai primi sintomi della malattia: solitamente l'artrite reumatoide colpisce in primis le articolazioni dei polsi e delle mani, e in seguito quella delle caviglie e dei piedi. Il dolore si fa sentire specialmente di notte, e produce gonfiore sulle zone colpite. Quasi mai implicata, invece, la colonna vertebrale.



