Alzheimer: distrugge la memoria ma aumenta la creatività

Anche Ravel può aver composto il Bolero spinto dalla demenza

Todaysalute.it –

Il morbo d'Alzheimer è la forma di demenza senile più comune: si tratta di una patologia neurodegenerativa che sostanzialmente parte distruggendo linguaggio e memoria e porta, progressivamente, alla perdita delle capacità mentali, anche quelle più basilari. Non c'è dubbio, dunque, che una diagnosi di questo tipo rappresenti una tragedia, sia per il paziente che vede calare sempre più la propria autosufficienza, che per i suoi famigliari, che vedono la malattia portarsi lentamente via quella persona che avevano imparato a conoscere ed amare. Anche perché, nonostante i progressi della medicina, rimane una condizione di cui non esiste una cura, di cui tutt'al più si può cercare di rallentare il decorso. Ma esiste, secondo uno studio australiano, anche una magra consolazione associata al morbo d'Alzheimer: distrugge le capacità di memoria, ma sviluppa la creatività.

Almeno, questa è la conclusione a cui sono giunti i ricercatori del Neuroscience Research Australia, che hanno visto il proprio studio pubblicato recentemente sulla rivista specializzata Journal of Alzheimer's Disease. Nella loro sperimentazione, gli esperti in questione hanno dimostrato come in alcuni casi, questa condizione insegnerebbe addirittura a cantare, scrivere o dipingere persone che non avevano mai fatto nulla di tutto ciò in vita loro, aumentando l'efficienza di quelle aree cerebrali risparmiate dalla devastazione della malattia: forse come forma di compensazione, onde controbilanciare il calo della funzionalità delle altre regioni. O, forse, perché il calo cognitivo dovuto al morbo di Alzheimer porta come conseguenza ad una sorta di disinibizione delle zone del cervello legate alla creatività.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori australiani hanno interrogato 185 volontari che assistono persone colpite da demenza, riscontrando nei pazienti un aumento delle attività creative. D'altronde si ritiene che persino Maurice Ravel, mentre componeva quella che è senz'altro la sua opera più celebre, il Bolero, avesse cominciato a mostrare i segni della malattia, che addirittura potrebbe averne influenzato lo stile e facilitato la stesura. Sempre legato a ciò, alcuni anni fa la pittrice Anne Theresa Adams aveva cercato di tradurre in immagini le emozioni che si provano durante l'ascolto del Bolero: anche lei sembra avesse iniziato tale impresa proprio quando ha cominciato a manifestare i primi segni di afasia, uno dei più comuni sintomi della demenza. Studiando il caso dell'artista, i ricercatori dell'Università della California avevano scoperto come Anne Adams mostrasse segni di maggiore afflusso di sangue e un aumento di materia grigia proprio nelle zone implicate con la creatività.  

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