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Qualche settimana fa aveva fatto scalpore la notizia secondo cui nel 45% dei casi l'infarto del miocardio colpisce i pazienti senza dare avvisaglia alcuna, rimanendo silenzioso ed asintomatico: una caratteristica che non procura dolore ma che rende la condizione cardiovascolare, già al primo posto come causa di decessi nel mondo, ancora più pericolosa. Come si legge nello studio pubblicato sulla rivista specializzata Circulation e condotto dai ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Center, se si interviene tempestivamente in seguito al classico dolore toracico e al braccio sinistro la mortalità si riduce fino ad una percentuale che oscilla intorno al 10-15%: ma occorre, appunto, somministrare primo soccorso e terapie a strettissimo giro di posta. Cosa impossibile laddove l'infarto risulti asintomatico.
Tuttavia, forse, un nuovo studio ha scoperto un modo per prevedere con largo anticipo il momento in cui si potrà verificare la condizione, di modo da slegarne le cure dalle prime avvisaglie: cosa che, intuitivamente, aumenterebbe di molto le probabilità di sopravvivenza di una persona. Gli scienziati dell'Imperial College di Londra hanno infatti messo a punto un prelievo del sangue in grado di predire un infarto ben cinque anni che esso si verifichi. Finora, le probabilità di essere soggetti a questo tipo di patologia si ritenevano legate a parametri quali età, sesso, pressione sanguigna, livelli di colesterolo, precedenti e stile di vita, tra cui consumo di fumo e alcol. Tuttavia, le previsioni concepite sull'onda di queste incognite risultano sovente imprecise e dozzinali.
Molto meglio, secondo i ricercatori britannici, che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista specializzata EbioMedicine, controllare i livelli di anticorpi IiG, tipo di immunoglobuline coinvolte nella risposta immunitaria dell'organismo, e che in particolare svolgono una funzione protettiva nei confronti proprio delle condizioni cardiovascolari. Alti livelli di queste sostanze, dunque, significherebbero basso rischio di infarti, a prescindere da parametri un tempo giudicati fondamentali quali colesterolo e ipertensione. Questo significa che coloro i quali fanno uso di statine, betabloccanti, farmaci che riducono il rischio di infarto a seguito di queste ultime condizioni, potrebbero probabilmente smettere di assumerle nel momento in cui gli esami dessero come risultati un livello alto di questo tipo di anticorpi. Di più: in base alla concentrazione di queste immunoglobuline nel sangue, si può predire con largo anticipo e maggiore precisione la probabilità di soffrire di problemi cardiaci entro cinque anni dal test.



