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Sesso, droga e rock 'n roll? Erano cose che andavano bene per i giovani degli anni '70. Oggigiorno il vero sballo dei teenager è accumulare «mi piace» su Facebook: abitudine forse più innocua e con meno complicazioni a livello di salute, ma forse anche più triste per i puristi dell'adolescenza. Per tutti quei pochi che non sapessero di cosa si tratta, un «like» è una reazione che un utente del social media più famoso e utilizzato può fornire ad un post, una frase, un contenuto di un altro utente di FB, grazie ad un semplice click. Ebbene, secondo una sperimentazione dei ricercatori della University of California, pubblicata in questi giorni dalla rivista specializzata Psychological Science, questo click provoca in chi lo riceve l'attivazione di quelle aree del cervello coinvolte nelle sensazioni di piacere e ricompensa, le stesse che si illuminano quando pensiamo al sesso, ai soldi o a mangiare un gelato.
Per giungere a questa conclusione, gli esperti americani hanno ricreato uno speciale social network dedicato alla condivisione di foto, in tutto e per tutto simile ad Instagram, altra piattaforma tra le più utilizzate dai teenagers: gli utenti pubblicavano immagini o video, e chi li segue poteva dimostrare il proprio apprezzamento con un semplice click su di un'icona a forma di cuore. Hanno partecipato all'esperimento trentadue adolescenti di età compresa tra i 13 e i 18 anni, convocati in laboratorio per monitorarne la reazione cerebrale per mezzo della risonanza magnetica funzionale alla vista di 150 foto, alcune loro, altre di amici, altre ancora di oggetti o di terzi, intenti in comportamenti rischiosi. Ovviamente, parte fondamentale dell'esperimento era la possibilità, da parte dei soggetti, di vedere quante reazioni positive avevano suscitato le stesse immagini.
I likes, in questo caso, erano stati veicolati ed attribuiti direttamente dai ricercatori come parte della sperimentazione, sebbene ai volontari veniva lasciato intendere che, al contrario, fossero le reazioni degli altri utenti dei social. Ebbene, di fronte alle foto con un numero maggiore di mi piace, l'area del cervello coinvolta nei processi di ricompensa, di piacere, di imitazione, di cognizione sociale e di attenzione mostrava una brusca impennata per quel che concerne l'attività neuronale, mentre i contenuti con meno likes provocavano reazioni di minor entità. Ovviamente, l'apice dell'attività veniva raggiunto di fronte ad un'immagine che il volontario in questione aveva postato, e che aveva accumulato particolari apprezzamenti.
Altra conclusione, piuttosto preventivabile per la verità, dello studio è che è più probabile dare il proprio like a contenuti che possiedono già tanti mi piace, a prescindere dal soggetto dell'immagine: persino cose banali come un paio di occhiali, o un piatto di pasta, finivano col ricevere reazioni positive se presentava livelli di likes alti. Al calare dei mi piace, calava anche l'attitudine dei soggetti a mostrare il proprio apprezzamento. Occhi puntati dunque sul conformismo dell'adolescenza: una cosa che, secondo i ricercatori in questione, non è sempre negativa per la verità, in quanto l'influenza dei compagni risulta importante per imparare regole basilari su come si comunica e su come si sviluppano le relazioni.



